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Cannabis light, il dibattito continua Pareri contrastanti e tanta confusione continuano a regnare nel mondo della cannabis light

Il dibattito intorno alla cannabis light e alla sua commercializzazione, lungi dal placarsi,continua ad occupare le cronache politiche quotidiane. Dopo il parere negativo del Consiglio Superiore della Sanità(CSS)e le successive precisazioni, piuttosto vaghe a dire la verità, del Ministro alla Salute Giulia Grillo, che si è rivolta all’Avvocatura dello Stato e all’Istituto superiore di sanità per risolvere la questione, ieri Silvia Benedetti, deputata del gruppo Misto-Movimento Associativo italiani all’estero, ha sostenuto un question time proprio con la Grillo,con il fine di chiarire alcuni aspetti della problematica. Secondo quanto riportato dalla Benedetti, non c’è stata purtroppo chiarezza nelle risposte del Ministro alla Salute: «Quello che nella scorsa legislatura, come Movimento 5 Stelle, avevamo perorato era il fatto che venissero finalmente divisi i due piani, cioè da una parte la canapa ad uso industriale, con la possibilità di utilizzare tutte le gamme di materie prime che ne vengono fuori, semi, fiori e foglie, e dall’altra la cannabis ad uso farmaceutico che ha una presenza di THC ben superiore ai limiti attualmente consentiti dalla legge».

L’ex deputata pentastellata si aspettava proprio questo dal Ministro, cioè il riconoscimento della distinzione e un chiaro quadro della situazione, «invece, purtroppo, la risposta è stata un’informazione sullo stato dell’arte, ma non si è capito qual è l’obiettivo finale a cui il Ministero vuole arrivare». Insomma una risposta attendista, che non lascia intendere quali siano le reali intenzioni in merito alla regolamentazione, ormai necessaria, della vendita di infiorescenze di cannabis light e del conseguente futuro dei negozi che se ne occupano, i grow-shop.

E proprio in merito alla legalità dei grow-shop, o canapai, attività commerciali che vendono prodotti legati al mondo della cannabis, cresciuti nel numero in maniera esponenziale dall’uscita sul mercato della cannabis light, è intervenuto Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente di Fratelli d’Italia, annunciando di aver depositato una proposta di legge volta a chiudere definitivamente queste attività. «Mi auguro che il Ministro Salvini sia politicamente e culturalmente orientato a chiudere i greenshop che commercializzano l’uso ricreativo della cannabise faccia sentire la voce del suo sottosegretario alla Sanità, che oggi in commissione ha assecondato la linea attendista e irresponsabile del Ministro Grillo»,  ha spiegato Rampelli, «Diversamente, dovremmo legittimamente pensare che il Governo Penta-Leghista favorisce la crescita di un fenomeno che danneggia la salute dei nostri giovani, come asseriscono tutte le istituzioni sanitarie. Per questo», conclude, «ci auguriamo che la nostra proposta di legge venga presto assegnata in commissione per iniziare l’iter legislativo e arrivi nei giusti tempi».

A complicare un quadro già di per sé labirintico, ci sono le iniziative delle singole questure: prima le azioni della Polizia di Macerata, guidata dal questore Antonio Pignataro,che ha ordinato la chiusura di diversi punti vendita, lanciando una vera e propria operazione sul tutto il territorio di sua competenza al grido ‘La cannabis light non esiste’; poi la notizia, di alcuni giorni fa, dell’inchiesta aperta dalla Procura di Genova, che ha intrapreso la prima vera indagine giudiziaria sulla cannabis light a livello nazionale. Il pubblico ministero Daniela Pischetolaha, infatti, aperto un fascicolo nel quale l’ipotesi di reato è quella della frode in commercio, al fine di valutare le questioni più delicate riconducibili allo stato attuale della commercializzazione del prodotto. In particolare, l’attenzione della Procura sembra si concentri sulla dicitura ‘ad uso tecnico’ riportata nelle confezioni di cannabis light.

Per quanto riguarda le informazioni sulle confezioni di infiorescenze di canapa in vendita principalmente nei grow-shop, ma anche in altre attività come alcune tabaccherie, a fine giugno alcuni commercianti toscani erano stati invece multati dalla Camera di Commercio della provincia di Firenze: il 27 giugno, infatti, erano state emesse sei multe per un totale di 25.000 euro, per violazione del decreto legislativo 206/2005 del codice di consumo, giustificate dalle fuorvianti e spesso contraddittorie indicazioni che sarebbero riportate su molte confezioni di fiori.

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