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Cannabis light: al Parlamento serve conoscere per legiferare L' intervista esclusiva all' On. Giuditta Pini (PD) che ieri ha avanzato la richiesta di un' indagine conoscitiva sul settore

Pochi giorni dopo l’ approvazione della la stesura finale del ‘Disciplinare di autoregolamentazione per la produzione di infiorescenze di Canapa Sativa L.’ al quale hanno contribuito anche ConfagricolturaConfederazione Italiana Agricoltori – CIA e Federcanapa, è stato reso noto che, in un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute, il Consiglio superiore di sanità (Css) ha sostenuto «che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti». I due quesiti ai quali aveva risposto erano: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana? Possono essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni? Alla prima domanda, il Consiglio «ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa». Inoltre, al Css «non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)».

Rispetto al secondo quesito, il Css ha ritenuto che «tra le finalità della coltivazione della canapa industriale” previste dalla legge 242/2016 – quella che ha ‘aperto’ al commercio, oggi fiorente, della cannabis light – “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione».

Tutti gli operatori si sono dimostrati concordi nel ritenere il parere del Css un ulteriore tassello nel mosaico che costituisce il percorso verso una precisa e corretta regolamentazione di un settore in piena ascesa, come attesta la Coldiretti, con un migliaio di punti vendita in tutta Italia ed un giro di affari pari a circa 40 milioni di euro. Proprio a questo riguardo, distinguere ciò che è sicuro e di qualità favorirebbe gli agricoltori, gli imprenditori, ma anche i consumatori.

Quella del Consiglio superiore di Sanità è – secondo il neoministro della Salute Giulia Grillo – «una conclusione un po’ forte, visto che si tratta di un principio di precauzione e comunque di una quantità di sostanza attiva molto bassa».  Una conclusione – ha precisato la Grillo – «da un organo comunque consultivo, dato che poi le decisioni le prende il Governo». «Sui numerosi campioni testati nei laboratori, solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, che sono comunque limiti consentiti dalla legge. La conclusione di chiedere il divieto di vendita sarà tutta da valutare alla luce di reali prove di nocività. Agli italiani che ieri hanno letto un po’ di notizie allarmistiche dico comunque di stare tranquilli». In sostanza, il divieto «non è in discussione. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore. Lo dico anche ai tanti cittadini che mi hanno inviato mail allarmate e che dopo aver investito in un’attività dichiarata legale da una legge del 2016 non possono ora pagare il prezzo per una mancata regolamentazione».

A queste dichiarazioni, però, «non è seguito l’ inizio di un dibattito in Parlamento. Siccome questo non è avvenuto, abbiamo deciso di chiederlo ufficialmente noi» ha sostenuto ieri, richiedendo alla Camera un’ indagine conoscitiva, Giuditta Pini, deputata del Partito Democratico, che abbiamo consultato per chiarire i termini della questione.

 

On. Pini, l’indagine conoscitiva che ha chiesto venga avviata a cosa è volta?

L’ obiettivo è riuscire a dare una regolamentazione chiara laddove questa non c’è. Solo attraverso un’ indagine approfondita, è possibile conoscere al meglio la questione, quelle che sono le lacune e cercare di metterle a posto. E questo nell’ interesse di tutti, operatori del settore, consumatori. Peraltro, dopo le dichiarazioni del ministro della Salute Giulia Grillo, dopo la diffusione del parere del Consiglio superiore di Sanità, credevamo iniziasse un dibattito a livello parlamentare, nelle commissioni. E siccome questo non è avvenuto, lo abbiamo richiesto noi del Partito Democratico.

Quanto consenso secondo Lei raccoglierà questa sua iniziativa parlamentare?

Penso che tutti siano d’ accordo sulla necessità di fare maggiore chiarezza. Su questo punto, ho sentito dichiarazioni di esponenti di diversi forze parlamentari. Comunque noi stiamo lavorando affinché ci sia il più grande consenso possibile perché poi sulle soluzioni non saremo d’ accordo, però è un argomento da affrontare il prima possibile. Tra l’ altro, in questo periodo, siamo anche abbastanza liberi ragione per cui potremmo iniziare anche domani.

Quali sono le forze politiche che potrebbero sostenere l’iniziativa?

Mi rifaccio alla scorsa legislatura e alla legge sulla ‘cannabis industriale’.Una delle leggi con maggiore consenso, anche se con un travaglio lunghissimo. Credo che regolamentare un aspetto di quella legge che, per motivi contingenti, non era stato regolamentato, sia importante.  In linea teorica, quello che abbiamo fatto finora non dovrebbe trovare particolari opposizioni.

Quali i tempi che si possono immaginare?

Noi abbiamo chiesto che si inizi al più presto a fare il calendario, a preparare i documenti. Quello che auspico è che si inizi nelle prossime settimane.

L’indagine è propedeutica a sollecitare l’esame delle proposte di legge già depositate in questa nuova legislatura?

L’ indagine serve a fare un quadro. Al termine, si redigono dei documenti che possono essere o proposte di legge o delibera che nasce dal processo di approfondimento collettivo in Parlamento, ma, in generale, possono essere presentate vecchie proposte o nuove.

Cosa vi aspettate dal Ministero della salute dopo il pronunciamento del Consiglio Superiore della Sanità della scorsa settimana? Quale posizione potrebbe assumere?

Non so. Anche il Ministro Grillo ha detto che bisogna approfondire l’ argomento. Peraltro, ancora non abbiamo avuto modo di ascoltarla quindi non appena verrà in commissione, una domanda che gli verrà posta sarà proprio quella riguardante cosa intende fare su questo tema. L’ indagine serve proprio a questo, a dare ulteriori strumenti soprattutto al Ministero.

Il suo partito ha una linea precisa e condivisa in fatto di cannabis light (industriale o agricola)?

La richiesta è stata condivisa da tutti.

E in fatto di canapa come prodotto agricolo fondamentale in tema di green economy?

Diciamo che la richiesta è stata conseguente al parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità. La canapa industriale e quella medica è stata normata, la scorsa legislatura, anche dal Partito Democratico e, a questo riguardo, non abbiamo cambiato idea. Anche i dati della Coldiretti che sono usciti oggi lo confermano.

E’ ottimista sul raggiungimento del risultato?

Sì, sicuramente è l’ inizio di un lavoro che speriamo sia breve, ma che potrebbe essere anche lungo, ma, secondo noi, necessario. Questa continua ad essere la nostra linea anche perché c’è proprio una richiesta da parte del settore.

Ha contatti con imprenditori che le hanno manifestato le difficoltà causate dall’ assenza di una regolamentazione precisa?

Sì, so che esiste anche un codice di autoregolamentazione che abbiamo inserito nella richiesta. Da questo, insieme al parere del Consiglio Superiore di Sanità, riteniamo si debba partire.

Come ha valutato il disciplinare?

Penso che sia stato un atto di maturità del settore rispetto ai tempi. Purtroppo c’era un tavolo dal quale non siamo riusciti a portare a casa tutto quel che volevamo. Però è sicuramente un ottimo inizio.

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