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Cannabis: la scienza non sta con Matteo Salvini Lo studio 'Light cannabis and organized crime: Evidence from (unintended) liberalization in Italy' afferma che la legalizzazione della cannabis light nuoce al fatturato delle mafie e porta una riduzione dello spaccio

«La droga venduta in piazza, venduta in negozio, venduta davanti alla scuola, sempre droga rimane e sempre male fa» ha affermato oggi il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, a Catanzaro, dopo aver annunciato ieri il pugno di ferro sulla cannabis light e la chiusura decisa dal Questore di «tre negozi di cannabis cosiddetta ‘legale’ in provincia di Macerata». «Io da ministro dell’Interno»- ha aggiunto – «combatto ogni tipo di spaccio di droga, e il posto giusto per gli spacciatori non sono i negozi o le piazze, ma la galera, e questa è una battaglia di civiltà. Stiamo combattendo una battaglia contro la droga piazza per piazza, via per via, paese per paese, negozio per negozio, perché la droga fa male, ragazzi, e anche perché la ‘ndrangheta campa di droga. Ringrazio le forze dell’ordine che stanotte hanno sequestrato 215 milioni di euro a una famiglia di ‘ndrangheta, che campava anche grazie all’importazione, produzione e spaccio di droga. Siccome voglio un paese in cui i ragazzi possano crescere sani ed educati, vorrei un paese che si occupi di lavoro, futuro, famiglia».

La scienza non è però d’accordo con le dichiarazioni di Matteo Salvini: lo studio ‘Light cannabis and organized crime: Evidence from (unintended) liberalization in Italy‘ condotto dal professore associato di Scienza delle Finanze, Vincenzo Carrieri, dell’Università della Magna Grecia di Catanzaro, e dai ricercatori Leonardo Madio dell’ateneo di Louvain in Belgio e Francesco Principe dell’Erasmus School of Economics di Rotterdam, pubblicato lo scorso aprile dalla rivista scientifica European Economic Review, afferma che la legalizzazione della cannabis light nuoce al fatturato delle mafie e porta una riduzione dello spaccio.

Come spiega lo studio, finché «la marijuana rimane illegale, gli utenti non hanno altra alternativa che comprarlo nelle strade, generando guadagni per chi è attivo nel mercato neroI sostenitori della legalizzazione della cannabis si identificano nella possibilità di deviare le entrate dall’illegalità alla legalità come argomento principale». 

Lo studio ha esplorato la «non intenzionale» liberalizzazione della cannabis leggera avvenuta in Italia nel dicembre 2016 attraverso un vuoto legislativo al fine di valutare il suo effetto sull’acquisto illegale di marijuana. «Sebbene la liberalizzazione interessasse l’intero territorio italiano» – dice lo studio – «a breve termine il livello di intensità variava in base alla configurazione del mercato di pre-liberalizzazione dei grow shops‘, cioè i rivenditori che vendevano prodotti industriali legati alla cannabis. Per arrivare ai dati, abbiamo sfruttato questa variazione utilizzando un design DID (differenze nelle differenze) con un set di dati univoco sulle confische mensili di droghe a livello provinciale durante il periodo 2016-2018 da parte delle forze di polizia, abbinandolo ai dati sulla posizione geografica dei negozi e delle variabili socio-demografiche»

«Per qualsiasi grow-shop che serve prima un mercato locale, la legalizzazione della marijuana leggera ha portato a una contrazione fino al 12% del mensile confisca di marijuana di strada. Ciò equivale a circa 6,5 ​​chili per ogni punto vendita esistente livello provinciale» e ad «una riduzione di 37 piante di marijuana coltivate illegalmente e dell’8% di hashish per ogni grow-shop. Queste stime consentire un calcolo a posteriori delle entrate perdute per le organizzazioni criminali. Considerando che il numero medio di grow-shop a livello provincia è di circa 2,76 e che il il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro per grammo (ECCMDA 2016), le nostre stime su 106 le province considerate implicano che le entrate dovute alla liberalizzazione della cannabis light vanno da 159 a 273 milioni di euro all’anno, in media».  C’è stata quindi «una riduzione del 14% dei sequestri di marijuana illegale per punto vendita e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish. I calcoli su tutte e 106 le province italiane prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali siano in una forchetta stimata tra i 90 e 170 milioni di euro all’anno. Si stima inoltre che la vendita di cannabis light abbia portato a un calo di circa il 3% degli arresti per reati di spaccio».

«Queste stime», secondo i ricercatori, «indicano che anche una forma lieve di liberalizzazione, come quella avvenuta involontariamente in Italia, può raggiungere lo scopo di ridurre la quantità di marijuana venduta nel
mercato illegale e le relative entrate della criminalità organizzata e questo probabilmente includerà anche 
varietà di farmaci correlati a canapa».  Sulla base di queste informazioni, è possibile pensare un «approccio misto alla legalizzazione che, da un lato, devia il consumo illegale verso quello legale interrompendo il mercato nero e, d’altra parte, riduce anche le esternalità negative associato all’abuso di queste sostanze».

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