Politica Esteri

Cannabis: il 2018 è stato un anno sorprendente. E il 2019? Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 31 dicembre 2018 al 4 gennaio 2019

La legalizzazione in Canada, l’approvazione per la cannabis medicale a livello confederale negli Stati Uniti, la Thailandia che sotto la giunta militare approva la cannabis medicale prima Nazione nel Sud Est Asia, la Corea del Sud prima Nazione in Asia avrebbero fatto immaginare anche grandi successi in Borsa mentre il mercato produttivo si espande. Così non è stato, i successi conseguiti in ambito giuridico-legale non hanno avuto eco nelle Borse, oggi si analizzano i motivi. Si studiano anche i Paesi dove le chiusure permangono nette fino ad assistere a contrasti molto duri nelle aule giudiziarie tra un giudice che riceve una petizione relativa ad una terapia con cannabis medicale e dall’altra parte lo stesso Ministero della Salute che vi si oppone mentre la Nazione intera ha approvato la produzione e commercializzazione di cannabis ma a livello di esportazione verso l’estero.

 

Mondo

La lotta per la liberalizzazione della cannabis nel corso del 2018: una pietra miliare per tutto ciò che verrà dopo. Con qualche pietra d’inciampo lungo il cammino

Il 2018 è stato un anno caratterizzato da molti contrasti lungo la strada della liberalizzazione della cannabis a livello mondiale e non solo se ci si sofferma su singoli segmenti territoriali o nazionali. Nel corso dell’anno 8 Nazioni hanno legalizzato la cannabis per uso medicale o per uso adulto e certo non si tratta di poco. Dal Nord America agli Antipodi c’è stato un continuo sovvertimento dello status quo. Mentre la legalizzazione del Canada ha aperto la strada in modo estremamente positivo per tutti coloro che son venuti dopo, alcuni punti di rottura nelle linee guida precedentemente improntate a netta chiusura nei confronti del tema della legalizzazione o liberalizzazione si son visti persino in Paesi dove lo stigma anti-legalizzazione era cosa inveterata.

Uno sguardo a volo d’angelo sulle sorti della legalizzazione della cannabis nel corso dell’anno appena trascorso offre una visuale ampia sullo stato delle cose presso la Comunità internazionale, dove si riscontra un vero e proprio paradigma storico che dalle vicende del Canada possa condurre ad una più ampia legalizzazione, i cui segni peraltro sono già ravvisabili in Asia ed Africa, il che lascia sperare che presto possa espandersi pure nel corso dell’anno corrente ed appena apertosi.

I più recenti avvenimenti sono quelli svoltisi in terra d’Asia, nello specifico nel Sud Est Asia, un contesto geografico e geopolitico che lasciava sperare ben poco, in tal senso, visto che si è in una zona del Mondo dove – per reati connessi variamente con la cannabis – è prevista persino la carcerazione se non la pena capitale. In questo senso, appare particolarmente illuminante il caso della Thailandia, dove l’Assemblea Legislativa proprio il 25 Dicembre con un voto di 166 a 0 e con 13 astenuti si è legalizzata la marijuana per uso terapeutico. Si tratta della prima Nazione in assoluto nell’arco di tutti i Paesi del Sud Est Asia, un vero primato, esaltato poi dal fatto che tutto ciò si è svolto nella coda del periodo dove comandano i militari, dopo il colpo di stato del 2014: infatti, si è in prossimità di elezioni democratiche, sulla cui natura realmente democratica non è qui il caso di intrattenersi. Solo si constata il paradosso di verificare una così ampia liberalizzazione in epoca di dittatura militare. L’Assemblea Legislativa si è messa nelle condizioni di procedere alla revisione del Narcotic Drugs Act del 1979 per consentire non solo il possesso e l’uso ma anche la produzione, l’importazione e l’esportazione della cannabis per scopi medicali. Si attende solo la firma del Sovrano in carica Maha Vajiralongkorn ma da più parti si ritiene si tratti solo di una formalità. Per chiarire meglio la cosa, però, bisogna subito aggiungere che usare cannabis senza autorizzazione medica rimane comunque un reato perseguibile penalmente e le cui condanne non sono affatto di lieve entità: fino a cinque anni di carcerazione ed una pesante ammenda per qualsiasi quantità superiore a 10 kg e più di 15 anni ed ancor maggiori sanzioni pecuniarie per qualsiasi quantità di entità maggiore. La Polizia thailandese ha l’autorizzazione a presentare richiesta di test sulle urine su chiunque sia da essa fermato e sia sospettato di aver usato cannabis, sia motociclisti sia pedoni, sia alla guida di auto. Un test che risulti positivo viene ritenuto allo stesso livello del reato di possesso. E nulla lascia intendere che tutto questo cambi.

Il contesto della Medicina Tradizionale thailandese che è legata all’uso delle erbe da datazione antica oggi è preoccupato a proposito dei potenziali passi che possa adire il mondo delle multinazionali nel momento in cui decida di entrare a pieno titolo nel settore privato della Nazione soprattutto nel settore produttivo e merceologico degli ecotipi della Sativa antica, tutto il cartello giuridico-legale precedente volto alla difesa del proibizionismo, una volta interrotto dalla revisione attuata con la liberalizzazione aprirebbe vere e proprie voragini, da questo punto di vista. «Questo è in verità è solo un primo passo» ha affermato Chokwan Chopaka, di Highland Network, un gruppo che opera da tempo nella direzione della legalizzazione.

Altri primi passi similari si sono riscontrati altrove in Asia nel corso del 2018. Ad Ottobre la Malaysia ha annunciato di voler abolire la pena capitale per reati connessi con la cannabis dopo il caso relativo ad una condanna comminata ad un produttore di olii estratti. Ora non solo il produttore, Muhammad Lukmann eviterà la pena di morte ma i legislatori della Malaysia apriranno il varco giuridico-legale perché si possa aprire qualche varco favorevole alla legalizzazione della marijuana ad uso medicale. In ogni caso, occorrerà che i sostenitori della causa della legalizzazione continuino ad operare a sostegno del processo. Uno dei gruppi che lavorano in questo campo Lawyers for Liberty agli inizi del mese di Dicembre hanno emesso un documento pubblico dove si protestava circa il fatto che nonostante la promessa di fonte governativa, una legge apposita per l’abrogazione della pena di morte non è stata a tutt’oggi ancora introdotta. Allo stesso tempo, anche la Corea del Sud s’è mossa a favore della legalizzazione della cannabis. Il progetto di riforma prevede un aggiornamento della lista di prodotti consentiti (come i farmaci con estratti o componenti contenenti CBD tipo Epidiolex) e con la definizione di protocolli per la regolamentazione dell’accesso per pazienti che vogliano adottare la cannabis ad uso medicale. L’Assemblea Nazionale del Paese ha approvato la riforma del Narcotics Control Act lo scorso 23 Novembre. Il prossimo passo sarà l’emissione di una legislazione del Ministero dell’Alimentazione e delle Sicurezza sulle Droghe.

Un discorso lievemente differente per quel che concerne il Continente Africano. In questo caso, le leggi apparentemente appaiono meno draconiane rispetto alla tipologia media asiatica che è restrittiva in modo più netto ed evidente. Questo, però, non vuol dire che vi sia lassismo o eccessiva apertura, vista la gradazione delle differenti culture e delle differenti leve religiose e sociali, oltre che economiche da Nazione a Nazione lungo tutta l’Africa. Ad esempio, la depenalizzazione in Sudafrica è giunta nello scorso mese di Settembre quando la Corte Costituzionale ha dato una grossa mano alla Camera Bassa attraverso un proprio parere ufficiale stabilendo con apposita sentenza che alcune sezioni della Legge su Droga e Traffico di Droghe del 1992 riguardanti la cannabis erano anti-costituzionali. Vi è qualche piccolo dubbio sul fatto che tale pronunciamento corrisponda ad un sentimento popolare. La pressione sociale su questo fatto è andata via via aumentando a partire dal 2017 quando la lotta dei contadini della Nazione si è condensata in una richiesta di coltivazione legale di dagga (come viene chiamata in quella Nazione la cannabis).

Alcune settimane fa dopo il pronunciamento dell’Alta Corte, un territorio vicino senza sbocco al mare, il regno montuoso del Lesotho, ha annunciato il suo primo contratto per la coltivazione commerciale di cannabis. Il Lesotho ha legami molto stretti di natura economica e commerciale col Sudafrica ed è un grande produttore di cannabis da lungo tempo, con le Autorità che si avvicendano nel chiudere un occhio sulle coltivazioni che si vanno via via espandendo in una specie di clima di sottaciuta depenalizzazione del settore. E non a caso, oggi si sta sempre più vivamente progettando un’area comune di commercio di cannabis tra Sudafrica, Lesotho e territori attigui.

Ancora più sorprendente la decisione dello Zimbabwe, Stato autoritario che ha deciso di legalizzare la cannabis per usi medicali e scientifici. Il decreto ufficiale, reso operativo nel mese di Aprile ha stabilito che i soggetti individuali e le attività di business saranno ammesse per l’ottenimento di licenze a fini di coltivazione della cannabis per gli scopi già menzionati. Il fatto che tutto questo sia accaduto nello Zimbabwe, la cui società è stata a lungo chiusa, emergente da decenni di guida dell’uomo forte Robert Mugabe, con un processo verso la Democrazia tutt’altro che sicuro, rende questo processo di liberalizzazione ancor più inaspettato. Significativo quindi che tutto sia avvenuto in regimi autoritaristici ed ancor più significativo l’abbraccio di tutta la comunità internazionale democratica. Il Sudafrica ed il Lesotho erano tra i cinque membri del Commonwealth (l’unione di 53 Paesi che parlano lingua inglese democratici ed ex appartenenti al Commonwealth Britannico) ad aprire uno spazio legale per la cannabis nello scorso anno.

L’azione più importante e famosa ovviamente è stata quella del Canada, decisione che è stata ufficializzata lo scorso Ottobre. Ora lo sguardo di tutto il Mondo è rivolto verso il Canada per verificare come la legalizzazione operi in quel Paese. Si tratta di un laboratorio che attrae l’interesse mondiale soprattutto nella sfida che oggi è affrontata da varie Autorità del settore che si confrontano sul medesimo tema e che si ritrovano a dover moderare il rapporto tra domanda ed offerta, oltre che negoziare in un folto gruppo di politiche provinciali differenti.

Infine, vi è il Regno Unito che anch’esso ha intrapreso la strada della legalizzazione della marijuana medicale compresa la cannabis erbacea. Il 1° Novembre l’Home Office ha preso la decisione relativa al rendere disponibile la cannabis attraverso previa prescrizione medica ed ha rivisto lo schema relativo alle concessioni ed autorizzazioni del settore. La posizione della pianta di cannabis è stata ufficialmente rivista. Ora il Regno Unito è tra quelle poche Nazioni che hanno consentito il passaggio della cannabis nella Scheda II delle sostanze mediche, così che vi è piena legittimità per uso medicale, diversamente dalle restrizioni che erano applicate all’interno degli schemi previsti dalla Scheda I.

Infine vi è da menzionare anche la Nuova Zelanda, l’11 Dicembre ha approvato una legge sulla marijuana a scopo terapeutico e medicale creando di fatto, una piattaforma utile per il processo successivo favorevole all’industria della cannabis. La Legge di Revisione sulla cannabis medicale approva le variazioni da apportare sulla Legge degli Abusi delle Droghe ma concede immediato atto di difesa contestuale all’iter conclusivo del completamento del quadro legislativo di settore.  Tutto questo si ritiene concederà a breve a circa 25.000 pazienti la possibilità di accedere a cure basate sulla cannabis invece dei palliativi attuali. Il Governo della Nuova Zelanda ha anche anticipato che, una volta approvata la legge menzionata, il testo sarà sottoposto a referendum popolare che dovrebbe tenersi nel 2020Questo è il preludio alle aperture successive che potenzialmente potrebbero verificarsi nell’anno corrente.

 

Mondo Borse

Perché dopo la legalizzazione del Canada le Borse sono andate così male nel 2018?

Paradossale il senso di disillusione e disappunto diffuso nel mondo borsistico internazionale, al cospetto di aperture totali e chiarissime sulla via della legalizzazione grazie al Canada in primis. Proprio la legalizzazione approvata in Canada si riteneva avrebbe dato un forte impulso non solo sulla via della emulazione positiva in termini di allineamento giuridico-legale anche in altri Paesi ma – al contempo – si confidava nel fatto che tutto questo avrebbe dato sicuramente un grande impulso agli investitori nelle principali piazze borsistiche del Pianeta. Ma l’ottimismo baldanzoso delle ore successive alla decisione canadese è stato seguito da una progressiva e costante debacle un po’ in tutte le Borse, un atteggiamento diffuso e generalizzato improntato ad un cupo pessimismo. Le performance negative in Borsa sono poi state la cartina al tornasole di questo andamento asfittico e depresso. Dalla ‘tulip mania’ olandese del Quindicesimo Secolo alla bolla Bitcoin del 2017, le grandi speranze di una commodity che creasse un suo proprio mercato e che le sue performance progressive e future avrebbero condizionato positivamente le Borse di tutto il Mondo trascinando la crescita generale verso alti indici sono andate poi fortemente scemando ed hanno dovuto scontrarsi con correzioni sempre più dolorose al ribasso. Alcuni osservatori del settore ritengono che la caduta della cannabis abbia visto queste precondizioni nel 2018 ma oggi si spera in un mercato più realistico e pacato per l’anno appena iniziato.

Nel mese di Marzo dello scorso anno, ’ArcView Group’, il marchio di ricerca della industria della cannabis della Bay Area, ha emesso uno studio con il titolo sanguigno ‘La Road Map per i 57 Bilioni di Dollari sul Mercato Mondiale’. Sebbene mettesse in guardia sul fatto che le restrizioni legali e burocratiche un po’ in tutto il Mondo sono una specie di collo di bottiglia che ingolfa il mercato, nel testo si stabilisce che questi impedimenti sono di fatto l’unico ostacolo alla crescita del settore.

Guardando indietro su quali performance abbia ottenuto la cannabis sulle piazze borsistiche nell’anno appena trascorso, alcuni osservatori constatano anche altri fattori che distorcono il mercato globale. Il sito web di investimenti ‘Motley Fool nel suo linguaggio colorito ha scritto: «I mercati della marijuana hanno fatto esplodere un petardo assoluto nel 2018». Per fare un esempio, lo stesso sito web ‘Motley Fool’ indica il caso della recente performance di Horizons Marijuana Life Sciences ETF, o fondo di scambio commercializzato. La scorsa settimana aveva perso il 45 per cento su base annua ed ha perso più dei tre quarti del suo valore iniziale, valori davvero impressionanti a partire da suo lancio nella primavera 2017. Molti fattori sembrano aver inibito la crescita dei mercati della Cannabis nel 2018. Uno di questi fattori comprende la fornitura di cannabis del Canada. Market Watch ha anche sottolineato che la vendita al dettaglio della cannabis ha dovuto subire problemi di forniture, incontrando anche alcune assurdità. Al momento, in Ontario, l’unico modo legale di ottenere il prodotto è un negozio online che è stato lanciato nel mezzo di una promozione postale. Alberta ha sospeso la concessione di licenze per le vendite poiché la Provincia ha ricevuto solo il 20 per cento della Cannabis che era stata ordinata fin dal 17 Ottobre.

I produttori autorizzati canadesi hanno combattuto aspramente per incontrare la domanda fin da quando la cannabis è diventata ufficialmente legale nel Grande Nord Bianco a metà Ottobre.

Ad esempio, Aurora Cannabis, il produttore autorizzato con base ad Alberta, ha visto accresciute le aspettative, specialmente dopo l’acquisto di ICC Labs dell’Uruguay che ha ambizioni circa l’esportazione di olio di cannabis attraverso l’America Latina ed oltre. Si stima che la capacità combinata delle società potrebbe raggiungere il picco di produzione di 700mila chilogrammi annuali. In ogni caso, Motley Fool afferma che l’ultimo trimestre societario ha mostrato che ha prodotto solo il 10 per cento di quell’ammontare.

Un secondo fattore impattante sui mercati borsistici globali nel 2018 è stato quello relativo al fatto che la competizione del mercato legale ha reso ancor più competitivo lo scenario per le società coinvolte perché potessero guadagnarci qualcosa. Paradossalmente, sette dei produttori autorizzati di punta del Canada – Aurora, Canopy, Growth, Aphria, Tilray, The Green Organic Ducthman, Auxly Cannabis e Cronos complessivamente hanno perso circa 300 milioni di dollari nei loro più recenti trimestri. Responsabile sembrerebbe essere l’attesa irrealistica che aveva gonfiato il valore di queste società prima che la legalizzazione prendesse effetto.

Vi sono però anche fattori positivi per alimentare l’ottimismo per i potenziali investitori sui mercati della cannabis nel 2019 appena giunto. Ad esempio, nello scorso mese di Giugno Tilray della British Columbia è diventato il primo stock borsistico canadese ad avviare una prima offerta pubblica su un mercato di scambio USA, il NASDAQ. Da quando la Cronos dell’Ontario è entrata nel listino NASDAQ a Febbraio, almeno sei società del mondo della cannabis sono entrate nel listino per lo scambio borsistico sul mercato NASDAQ o sulla Borsa di New York.

Investors Business Daily annota che quando la società canadese Green Growth Brands nella settimana in corso ha annunciato il proprio piano di lancio di offerta pubblica ostile per Ontario Aphria, le azioni sono salite non solo per Aphria ma per la gran parte delle società borsistiche che operano nel campo della cannabis a vario titolo. Gli investitori riecheggiano quanto accaduto dopo l’inserimento nel flusso borsistico di circa 4 miliardi di Dollari nella società con sede ad Ontario Canopy Growth in campo merceologico birra e bevande attraverso la società Constellation Brands lo scorso mese di Agosto. E’ stato comunque – fanno notare gli osservatori del settore- il 2018 un anno di grande follia borsistica tra alti e bassi nel cosiddetto ‘anno della marijuana’ ma è stato anche un anno di grande volatilità borsistica.

 

Israele

Approvata dal Parlamento la esportazione di cannabis a scopo terapeutico prodotta in Israele per i mercati esteri. Ma non è tutto rose e fiori

Mentre tutti nel Mondo festeggiavano il Natale, a pochi passi da Betlemme il Parlamento israeliano ha approvato la esportazione della cannabis medicale nazionale sui mercati esteri. Si è trattato del risultato di una grande mole di sforzi compiuti dai legislatori israeliani in un contesto difficile, parecchio complesso e per certi versi, anche parecchio ostico sul tema della marijuana in generale ma pure della Marijuana a scopo terapeutico nello specifico.

Così come i loro colleghi in Thailandia dove la marijuana medicale è stata legalizzata lo stesso giorno, in Israele è stata approvata all’unanimità una legge similare. Ora tutto è nelle mani del Premier Benjamin Netanyahu e del suo Gabinetto di Governo, sono loro che dovranno ratificare ed apporre le proprie firme sugli atti ufficiali. Si ritiene che la legge possa avere maggior impatto sulle casse dello Stato: i Ministeri israeliani delle Finanze e della Salute hanno stimato le rendite dalla esportazione specifica per un controvalore pari a 265 milioni di dollari all’anno.

Israele effettua ricerche scientifiche nel settore da lungo tempo. Il famoso Professore Raphael Mechoulam ha scoperto il CBD in Israele nel 1963 prima di scoprire il THC nel 1964. Ma la nuova ondata del progresso del Paese, specialmente sul fronte della ricerca, s’è accompagnata anche ad un’ondata di impedimenti legali che hanno via via ristretto le possibilità di espansione dell’intero settore.

Gli operatori del settore e del business che intendano esportare la cannabis per uso terapeutico hanno bisogno di una apposita licenza rilasciata dal Ministero della Salute oltre alla licenza già acquisita in precedenza per vendere la cannabis tanto per cominciare l’attività, che è essa stessa contingente visto il controllo correlativo delle Forze di polizia. Se ritrovati in violazione di queste leggi, gli operatori economici possono essere sottoposti a pene molto severe come ammende molto elevate e la carcerazione.

Si è trattato di uno sforzo necessario visti i ripetuti tentativi precedenti di legalizzare la esportazione di cannabis medicale andati a vuoto. La legge originariamente ebbe la sua prima chance di essere approvata agli inizi dell’anno. Ma in Aprile Gilan Erdan, un politico di gran fama in Patria, ha spiegato la situazione dal suo punto di vista. Un parere anche di grande peso popolare oltre che politico, si tratta pur sempre del Ministro per gli Affari Strategici, del Ministro dell’Informazione e ancor più importante, del Ministro della Sicurezza Pubblica. «Sostengo l’uso della marijuana per scopi medici e l’esportazione nel Mondo alla luce delle grandi conoscenze acquisite in questo settore da Israele. Ma in qualità di Ministro per la Sicurezza Pubblica, sono obbligato a render certo che le esportazioni dalle imprese agricole produttrici non sono disgiunte dall’uso illecito da parte dei cittadini di Israele, specialmente da parte dei giovani». Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha sempre manifestato ampia fiducia in Erdan. Prima del pronunciamento pubblico di Erdan tenutosi ad Aprile, Netanyahu aveva già chiarito le proprie idee in tal proposito ed aveva incontrato esponenti ufficiali tra i Ministeri più rilevanti e preposti al settore per posporre qualsiasi decisione relativa alle esportazioni. Ma il procastinare giungeva soprattutto dopo che Netanyahu aveva ricevuto notizie e preoccupazioni da parte del Ministro Erdan circa il fatto che le esportazioni di Marijuana avrebbero potuto distrarre i mercati locali per gli usi non medicali.

Con maggior fortuna, un nuovo sforzo per la legalizzazione della cannabis medicale è stato condotto da Yoav Kish, Capo della Commissione Interni e dell’Ambiente presso la Knesset, il quale ha annunciato il revival con successo della legge approvata a metà Dicembre. Kish ha però poi chiarito circa le più stringenti regole e le potenziali sentenze alla carcerazione destinate ad essere ammorbidite. La spedizione all’estero è comunque – afferma – da ritenersi meno estesa di quel che si può pensare a prima vista sebbene certo ad un livello più elevato che in precedenza. Viene menzionato anche il ruolo del Ministero del Tesoro che mette a disposizione fondi appositi e specifici per sostenere la legge e per implementare il monitoraggio.

La decisione natalizia è stata accolta come un luminoso regalo da parte del contesto agricolo nazionale e soprattutto da parte di coloro che hanno investito molto proprio nella produzione e commercializzazione della marijuana a scopo medicale.

 

USA

Una ricerca scientifica dimostra che le api amano molto la pianta di canapa

Una ricerca scientifica sulla canapa industriale condotta in Colorado ha scoperto che la pianta è estremamente popolare tra differenti e numerose specie di api, secondo quanto riportato dalla fonte scientifica ‘Science News’. Sebbene le infiorescenze di canapa non producano nettare, esse producono grandi quantità di polline che le api usano come cibo. Le api sono note anche per produrre su larga scala polline per cibare le proprie larve giovani. Ancor più importante, le infiorescenze delle piante di canapa, più tardi rispetto ad altre piante, forniscono una fonte di grandi valori di cibo in tarda stagione per le popolazioni di api che hanno molto combattuto negli ultimi anni. Colton O’Brien è stato lo studente di Entomologia che ha condotto la ricerca. Ha svelato che le api sottoposte a studio (23 sulle 66 specie presenti nel Colorado), sono state rintracciate in due campi di coltivazione di canapa. Ha studiato sul campo per almeno un mese intero i comportamenti delle api in prima persona.

La legge Agricola del 2014 permette agli Stati di sviluppare progetti pilota di coltivazione della canapa industriale ma la popolarità della legalizzazione è in forte espansione. Il tutto è oggi inscritto nel processo di ufficializzazione della Legge Agricola del 2018 che rende chiaro come la canapa oggi sia un must nel contesto agricolo e produttivo del settore. Per le api l’unico vero pericolo sarà quando la canapa salga fortemente sulla scala produttiva diventando una coltivazione maggioritaria, poiché questo significa che potrà attrarre l’uso di pesticidi e prodotti similari abitualmente usati dai coltivatori, ovvero uno dei principali motivi in assoluto per l’impoverimento delle specie di api e la loro continua e reiterata moria.

Ora sono necessari ulteriori studi per determinare esattamente come la canapa a fini di nutrimento sia importante per le api, in specie come cibo di fine stagione per api già stressate, qualsiasi tipo di contributo è ben accetto, fanno notare i ricercatori.

 

Israele

Cannabis per uso terapeutico per una paziente affetta da cancro: è ancora guerra tra un giudice ed il Ministero della Salute sulle dosi da concedere

Per la seconda volta in due settimane, il Giudice Ram Winograd ha riportato la dose di Cannabis concessa ad una paziente di cancro ai livelli precedenti dopo che il Ministero per la Salute l’aveva tagliata. Si tratta nuovamente della paziente del dottor Johnny Greenfeld, il quale continua ad essere ampiamente criticato dal Direttore della Unità Medica Cannabis Yuval Landstedt che lo chiama ‘Dottor Junior’. Una paziente oncologica trattata con cannabis medicale da 5 anni e che assumeva una dose giornaliera di 140 mg di cannabis, s’è vista improvvisamente recapitare una ingiunzione unilaterale di taglio della dose fino a soli 90 grammi. Attraverso un Procuratore, Miriam Brainin, è stata presentata una petizione presso la Corte dove si richiede una temporanea ingiunzione da presentarsi al Ministero della Salute per ripristinare il dosaggio precedente. Il Giudice Ram Winograd ha accettato la petizione ed ha inoltrato la richiesta al Ministero attraverso i propri funzionari rappresentanti per definire il dosaggio da somministrare perché i medici possano continuare a curarla come da livelli precedenti ed adottati dal dottore che cura la paziente, Johnny Greenfield.

Il giudice Ram Winograd ha accettato la petizione ed ha informato i funzionari del Ministero competente affinché corrispondano alla paziente in cura il dosaggio predeterminato dal dottore che l’ha in cura. In una audizione tenutasi agli inizi della settimana in corso a Gerusalemme presso la Corte Distrettuale, il Pubblico Ministero ha invocato il nome del Ministro Yuval Landshaft. Il direttore dell’Unità Medica per la Cannabis Medicale ha affermato che la concessione del dosaggio è stata ‘un favore’ per la paziente in cura visto che la dose è stata ridotta fino a 90 mg e non a zero. Una decisione che portasse la dose da 140 a 90 mg è di carattere estremo -ritiene la parte medica della paziente- mentre il Ministero continua a ritenere il dosaggio portato fino a 90 già eccessivo. Alla fine dell’audizione il Giudice ha acconsentito per il ripristino del dosaggio iniziale ma questa è già la seconda volta in due sole settimane e dimostra lo stato di conflittualità tra il Ministero al ramo e la componente dei pazienti che erano e sono in cura con Cannabis per varie terapie specifiche. Si invoca ulteriormente un parere del Premier in carica perché dirima la questione e la sottoponga all’attenzione del Parlamento israeliano perché si giunga ad una soluzione di maggior durata e non estemporanea.

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