Economia Esteri

Canapa: una produzione che in Asia affonda le radici nell’antico passato Tracce di lavorazione di canapa in Cina già nel Neolitico. La produzione e lavorazione di canapa tratto tradizionale anche in Giappone, India, Thailandia. Ora la Cina primeggia nel Mondo

La produzione di canapa industriale dipinge un panorama vasto e variegato a livello globale, soprattutto in termini di apparati giuridico-legali che regolamentano questa coltura nella quarantina di Nazioni al Mondo dove essa è presente. Tra di esse: USA, Cina, India, Sud Africa, Malawi, Francia, Germania, Italia, Romania, Ungheria, Australia, Canada, Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Russia, Spagna, Svizzera, Egitto, Corea, Portogallo, Thailandia, Ucraina.
In buona sostanza, i dati riscontrabili dagli Anni ’90 ad oggi, mostrano un generale processo di espansione ma –allo stesso tempo- si allarga anche il range nella sperimentazione relativa alla potenzialità della canapicoltura e circa i prodotti che si possono ottenere sia in via principale sia in via derivata. I vari sistemi legali nazionali strada facendo sono andati via via recependo le novità introdotte al proprio interno man mano che questa coltura mostrava i suoi vantaggi in termini di scarso impatto ambientale e soprattutto nella direzione dell’implementazione di manodopera. I due principali motivi per i quali riscontra sempre più successo ovunque questa produzione ha preso avvio in modo esteso.

Nei soli Stati Uniti già nel biennio 2015-2015 la vendita di prodotti derivati dalla lavorazione della canapa ha avuto un salto pari al 25 per cento, da 400 milioni di Dollari circa fino a 500 milioni di Dollari secondo stime effettuate dall’HIA Hemp Industry Association. Il che dimostra che effettivamente la canapa è un apparato globale di produzione del valore di svariati miliardi di dollari in termini di controvalore ed altrettanto grandi sono i numeri relativi alle sue potenziali prospettive di crescita.

La Cina è un Paese non solo grande ed esteso ma anche di antiche tradizioni millenarie in relazione alle sue varie produzioni agricole specifiche, la canapa è una di queste. In Cina, infatti, non è vietata la sua coltivazione ma sono regolamentate -con estremo rigore- le varie forme di prodotti che possano contenere psicoattivi della Cannabis Sativa, come è facile intuire. In Cina, infatti, da svariati secoli hanno scoperto e definito i diversi vantaggi che si possono ottenere dalla pianta, si è avviata così una estesa sperimentazione le cui radici affondano nell’antico passato. Tanto per offrire un dato, già nel 2014 la Cina si era assicurata oltre la metà dei 606 brevetti sulla canapa registrati dall’OMPI Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale presso le Nazioni Unite. Non solo. Negli ultimi anni la Cina ha visto numerose proprie aziende implementare il proprio fatturato di circa sei o sette volte il valore delle loro immobilizzazioni.

Attraverso la datazione effettuabile con Carbonio 14 è stato possibile, soprattutto nella Regione centro-orientale comprendente Honan, Shhanxi e Shanxi, verificare che la cultura neolitica di Yang-shao –datata dal V al III Millennio a.C.- mostra già ampio utilizzo della canapa (tessuti, cordami), tracce di canapa sono state riscontrate su fusi, aghi ed altri strumenti rivenuti in diversi siti appartenenti a quella cultura il che ha indotto a credere che ci sia stata una intensa attività tessile con la canapa come prodotto base per la sua lavorazione.

Per dare un ulteriore esempio su quanto è andato evolvendosi fino ad oggi, era nella quale la Cina si staglia nel Mondo per livelli di prodotto finale, basti vedere quel che accade nella regione dell’Hexin nella Provincia di Heilongjiang , zona di confine con la Russia, dove la canapa industriale (legale) è coltivata da tempo, in epoca contemporanea. I locali coltivatori immettono sul mercato il loro prodotto particolarmente richiesto da aziende farmaceutiche ma anche da industrie operanti in ambito alimentare per produrre olio da cucina, semi per snack e infine estratti per bevande. Per i contadini si tratta di vero e proprio “oro verde”, arrecando loro più di 10.000 Yuan (1.500 $) per ettaro, in comparazione a poche migliaia di Yuan per le coltivazioni più comuni tipo il mais. Poi si tratta di una coltura che soffre di poche specie di parassiti che l’attaccano sotto forma quindi di nemici naturali e questo significa ridottissimi utilizzi di pesticidi, il cui costo notoriamente incide molto sulle decisioni di spesa da parte dei coltivatori in fase di programmazione e investimento.

Altro colosso asiatico che si interessa di coltivare canapa sul proprio territorio fin dall’antichità è l’India, a mezzo tra tradizione e modernismo che nel proprio passato definiva questa coltura “erba sacra”. Sebbene coltivasse la canapa fin dal remoto passato, ha però, visto un divieto di coltivazione che è durato fino al 1985. Il via libera è stato concesso infine a livello nazionale, cioè federale ma i singoli Stati indiani hanno continuato ad osteggiare questa coltura e l’utilizzo della pianta rilasciando col contagocce o non rilasciando affatto le licenze alle relative aziende produttrici. Nel 2011 è stata costituita la Indian Industrial Hemp Association IIHA con la precisa finalità di promuovere e sostenere il settore della coltivazione e commercializzazione della canapa.

Non a caso, nel 2014, questa entità associativa ha convocato tutte le altre associazioni consorelle che sono variamente coinvolte nell’industria della canapa ed ha fissato la prima conferenza indiana sulla canapa. Alla fine del 2015 lo Stato indiano dell’Uttarakhand  è diventato il primo in India a legalizzare la produzione di canapa. A quel punto, il Ministero indiano per lo sviluppo tessile ha considerato quest’atto il primo passo vero e proprio in una direzione più favorevole per i produttori ed agricoltori dell’industria nazionale indiana di entrare con spirito maggiormente competitivo sulla scena globale dell’industria della canapa industriale nel mondo e contrapporsi con vivacità al competitor mondiale principale, il vicino colosso asiatico della Cina. Ma anche Francia e Germania. In questo modo, la coltura indiana di canapa potrebbe consentire all’India di acquisire una fetta non piccola della produzione mondiale di canapa che nel lontano 2013 fu stimato essere un mercato del valore non inferiore a 800 milioni di Dollari.

Canapa: una produzione che in Asia affonda le radici nell’antico passato Tracce di lavorazione di canapa in Cina già nel Neolitico. La produzione e lavorazione di canapa tratto tradizionale anche in Giappone, India, Thailandia. Ora la Cina primeggia nel Mondo ">