Politica Esteri

Canapa: presto prima coltura negli Stati Uniti Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 25 al 29 novembre 2019

Presto negli Stati Uniti la coltivazione della canapa potrebbe diventare la principale coltura un po’ come cartina al tornasole di quello che potrebbe diventare persino a livello globale. Oggi l’unico freno che si ravvede è nella mancata omologazione dei sistemi giuridici a livello dei singoli Stati e tra di loro e le limitazioni di legge che spesso oscillano tra liberismo spinto e improvvise fiammate circoscritte di conservatorismo estremo. Proprio la mancanza di dialogo tra Stati votati alla legalizzazione e quelli che si oppongono a tale progressione è ciò che connota il caso dell’Indiana, dove gli arresti per possesso di cannabis sono al secondo posto nel novero complessivo e tutto ciò in uno Stato letteralmente circondato da Stati che hanno liberalizzato la cannabis. Il mercato della cannabis negli USA è in continua espansione ma tale crescita vuole espellere e opporsi alla sua compartecipazione dei nativi americani che, come spesso accade, negli USA vengono messi ai margini

 

Stati Uniti

Canapa presto prima coltura negli Stati Uniti

Secondo nuovi studi rilasciati di recente, la canapa si avvia ad essere rapidamente la coltura in maggior espansione nell’ambito delle coltivazioni agricole degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, si mette in guardia sul problema della catena distributiva che con le limitazioni che la frenano oggi potrebbe essere fattore che rallenta eccessivamente il processo di crescita dell’intero settore della canapa e della industria annessa.

In un report realizzato dagli economisti Beau Whitney e Clarissa Allen e pubblicato lo scorso 12 novembre, la canapa mostra il suo potenziale nel diventare la terza coltivazione con maggiori profitti, sorpassata solo da mais e soia. «Ciò, in se stesso, mostra non solo il valore dell’industria di settore ma anche il significato della legalizzazione della canapa», ha affermato Whitney nel corso di una conferenza stampa.

I risultati della ricerca, «Il Campo dei sogni: una ricerca economica dell’Industria americana della coltivazione della canapa», si basano su una ricerca sottoposta a circa 10.000 singoli coltivatori di canapa in 18 differenti Stati ed una analisi di dati di mercato. «L’intento è quello di delineare quali problemi sono associati con la diffusione del settore della canapa nel 2019, come affrontarli da una prospettiva politica e commerciale e prevedere la direzione del settore come matura negli anni a venire» ha affermato Beau Whitney. 

Il rapporto rileva che entro mesi dalla legalizzazione della canapa attraverso la Farm Bill del 2018, nuove aziende e milioni di dollari di investimenti sono di fatto entrati nel nuovo mercato. I Dipartimenti agricoli di 34 differenti Stati hanno emesso un totale di quasi 20.000 licenze per la coltivazione della canapa, che rappresentano più di 450.000 ettari di terreno agricolo. Tuttavia, i fattori indicati nella catena di approvvigionamento della nuova industria indicano che solo circa un terzo di quella superficie potrebbe raggiungere il mercato, secondo la relazione. Bruce Perlowin, amministratore delegato di Hemp, Inc., ha dichiarato a HEMP che dietro a questa statistica ci sono molti fattori. «La maggior parte della canapa coltivata in America non ce la farà mai ad arrivare al mercato per una varietà di motivi. Non si tratta tanto di non avere un acquirente» ha spiegato Perlowin. «Ad esempio, 51 milioni di dollari di canapa sono stati spazzati via in Oregon dalla grandine, un inaspettato congelamento di 3 giorni, muffa e cavallette. Tuttavia, il motivo più grande per cui questa canapa non arriva nemmeno al mercato è perché gli agricoltori non hanno le strutture di trasformazione finalizzate ad asciugare e trattare la canapa. Quando è il momento di raccogliere e processare il raccolto, gli agricoltori del settore canapa non hanno i soldi per asciugare la biomassa e non c’è abbastanza spazio in magazzino per farlo attualmente». La relazione di Whitney e Allen rileva inoltre che il 65% dei coltivatori di canapa che hanno risposto all’indagine non aveva un acquirente per il loro raccolto. Perlowin dice che questo è un altro esempio delle crescenti sofferenze e delle curve di apprendimento del settore emergente.

«Un sacco di nuovi agricoltori hanno errori da molti milioni di dollari. Gli agricoltori che sanno coltivare, in realtà, poi non sanno come coltivare la canapa», ha aggiunto Perlowin. «I contadini che sanno come coltivare la canapa, lo hanno imparato attraverso la coltivazione di marijuana. Gli agricoltori che hanno iniziato a coltivare quest’anno non avevano idea di dove andare con il loro raccolto, né come coltivarlo o conoscevano abbastanza sul settore dell’industria della canapa».

Se non per le sfide infrastrutturali, che includono anche una carenza di capacità di trasformazione, la relazione conclude che anche se solo una parte della biomassa prodotta durante questo primo anno di legalizzazione raggiunge positivamente il mercato, la canapa sarebbe di fatto il terzo raccolto più prezioso della Nazione. Il valore totale degli introiti derivanti dal settore canapa, nel 2018, ha totalizzato 197 miliardi di dollari, secondo i dati messi a disposizione dal Dipartimento USA dell’Agricoltura. Se i problemi della catena di approvvigionamento dovessero essere realmente risolti e l’intera superficie coltivata a canapa raggiungesse il mercato, il rapporto stima che il valore del raccolto sarebbe di circa 11.3 miliardi di dollari. Questo tipo di crescita, secondo Avis Bulbulyan, Amministratore Delegato della società di consulenza sulla cannabis SIVA Enterprises, dipende da diversi fattori. «La crescita del mercato per un coltivatore è una funzione dell’accettazione da parte dei consumatori della cannabis, dei punti di vendita e di distribuzione autorizzati per ottenere il prodotto al consumatore e altri sbocchi, come i produttori che richiedono materiale base per produrre poi un buon prodotto atto al consumo», ha affermato Bulbulyon. «Per l’industria, significa un sacco di alti e bassi e anche qualche crollo in almeno un paio di anni prima che i prezzi si stabilizzino. Per quanto riguarda i prezzi, quelli nel settore della coltivazione dell’industria saranno i più soggetti alle fluttuazioni dei prezzi sul mercato e, ad un certo punto, l’infiorescenza grezza diventa semplicemente un prodotto di base».

Mentre più giurisdizioni abbracciano la legalizzazione della canapa e più processatori entrano nel lavoro on-line, gli autori della relazione credono che la canapa sia pronta per essere una delle colture più preziose della Nazione. «Molti responsabili nelle politiche di regolamentazione stanno cercando di rallentare la crescita dell’industria o esercitare un controllo su un ambiente che li travolge», si afferma nel report. «I problemi infrastrutturali ostacoleranno la crescita del l’industria della canapa nel breve periodo ma -una volta risolti- creeranno un ambiente che renderà immediatamente la canapa industriale un importante contributore per la comunità agricola».

 

Stati Uniti

Lo Stato dell’Indiana valuta l’inserimento della depenalizzazione nella prossima Sessione parlamentare. Il possesso di marijuana è la seconda causa di arresti nell’Indiana

L’Indiana si avvia ad affrontare un problema che avrà avvio agli inizi del prossimo anno. Ed è la circostanza per la quale si ritroverà ad essere circondato da Stati dove la marijuana è stata legalizzata. Il Michigan è pronto a lanciare il proprio mercato della cannabis ad uso ricreativo il prossimo mese mentre l’Illinois aprirà tale mercato nel mese di gennaio. Questo molto probabilmente significherà che molti abitanti dell’Indiana che intendano fare acquisti nel settore della marijuana varcheranno il confine verso ogni dove negli Stati limitrofi e magari, un po’ ne porteranno a casa al ritorno. Tutti questi sono i motivi per i quali le Forze di polizia si stanno organizzando per regolamentare il traffico specifico che si prevede possa essere parecchio complesso ed affollato nei prossimi tempi e per questa tipologia di acquisto. Traffico della droga incluso. I poteri statali -che stanno svolgendo riflessione sul tema in particolar modo nello strutturare un duro approccio alla droga- oggi dirigono le Forze dell’Ordine che operano lungo i confini alla ricerca dello Stato dell’Indiana senza marijuana. Eppure, i parlamentari democratici di alto rango hanno un’idea migliore. Vogliono eliminare le sanzioni penali per possesso minore di marijuana e dare una pausa sia alla Polizia sia ai cittadini fumatori medi di cannabis pro capite.

Anche se i piani alti hanno sostanzialmente messo il veto sull’idea che l’Indiana possa andare verso la legalizzazione di fatto in qualsiasi momento, alcuni parlamentari statali sperano di poter ottenere una legge per la depenalizzazione attraverso il processo legislativo nella prossima Sessione. L’obiettivo, almeno al suo livello più basico, è quello di impedire alle persone di andare in prigione solo per il fatto di avere una pianta che ben oltre la metà della Nazione ha legalizzato per scopi medici e ricreativi. Vogliono che questo reato sia trattato un po’ meno come un crimine grave. Pertanto, i parlamentari chiedono che il possesso di marijuana sia trattato come una piccola infrazione. Questo darebbe alla Polizia locale e statale l’autorità di scrivere una multa per alcuni reati connessi alla marijuana e di essere sulla strada corretta.

«Per il semplice possesso di quantità minori di marijuana non si può andare in carcere, ha riferito il senatore democratico Tim Lanane alla testata NW Times. «Si può essere sotto accusa fino al giudizio in Aula o espressione dell’attuale sistema di giudizio da parte dei giudici ma si tratta pur sempre di un’infrazione passibile di ammenda e non nella forma di reato punibile così come è previsto attualmente.

Il possesso di marijuana è la seconda causa principale di arresto nello Stato dell’Indiana. La situazione sta solo peggiorando in previsione dei prossimi mesi con un così grande numero di utilizzatori che hanno accesso alla marijuana legale con un semplice permesso di guida. Circa 15 Stati nelle vicinanze e 92 Contee rappresentano il mercato libero e legalizzato in prossimità dei confini statali.

I politici locali ora sono alquanto preoccupati in quanto si profila un panorama nel quale moltissimi utilizzatori costeranno grandi quantità di denaro in termini di denunce che saranno osteggiate in Aula per uso di marijuana. E questo potrebbe diventare un problema di ulteriore sovrappopolamento nelle carceri statali, una questione che lo Stato non può permettersi, oltre alle spese legali da sostenere visto che ogni caso rappresenta un appello da parte degli accusati. Allo stato attuale delle cose, non è previsto nulla in caso di possesso personale e non violento di marijuana e che preveda stati di carcerazione fino a 18 mesi in base alle singole circostanze. Fortunatamente, alcuni dei procuratori dello stato, come Ryan Mears della Contea di Marion, stanno facendo del loro meglio per gestire questi casi in un modo che non comporti il carcere. E se gli si chiedesse personalmente qualcosa in merito, molto certamente egli in persona avrebbe parecchie cose da aggiungere in merito, in base alla sua esperienza. «Sono stato un procuratore per 12 anni», ha detto alla testata Indianapolis Star. «Ho esperienza diretta circa quel che comporta i reati violenti. E nel corso di 12 anni di attività professionale in questo settore, posso dirvi, che quello delle piccole quantità di marijuana non è certo il nostro problema principale». Ma ci vorrà un cambiamento nella legge per far seguire l’esempio a tutti questi uomini e donne. Fondamentalmente, il tema, dibattuto in sede parlamentare locale, vede una maggioranza repubblicana alquanto arroccata sulle proprie posizioni contrarie alla liberalizzazione della marijuana, soprattutto nella direzione della marijuana a scopo ludico, diversamente da quanto accade negli Stati e nelle Contee limitrofe e -su un piano più generale- a livello dell’intera Confederazione e dopo l’endorsement del Presidente Trump in persona, lo scorso anno. La possibilità di varcare molto semplicemente il confine ed andare ad acquistare o consumare liberamente la marijuana nel raggio di pochi chilometri, soprattutto se si vive in prossimità di un confine statale e in vicinanza di uno Stato o di una Contea dove la marijuana è legalizzata, nel suo uso, mette in luce ancor di più il controsenso nel quale incorre oggi lo Stato USA dell’Indiana.

 

Stati Uniti

Coltivare cannabis è la nuova industria redditizia per i nativi americani ma le opportunità non sono uguali per tutti

Le leggi dello Stato prevedono che la tribù dei nativi americani Paiuti abbiano diritto ad un’unica sala lounge per la cannabis legaleGli indiani Paiuti di Las Vegas hanno oggi molto successo soprattutto negli affari e spesso sono chiamati ‘indiani di città’. Una provocazione, ha affermato Benny Tso, ex Capo della tribù, alla testata The Guardian, dovuta alla fin fine, ad un po’ di gelosia nei loro confronti. I Paiuti sono una delle oltre 500 tribù di nativi americani riconosciute a livello federale negli Stati Uniti e una delle poche decine coinvolte nell’industria della cannabis. Come altre tribù in altri Stati, i Paiuti in passato si sono rivolti al tabacco o al gioco d’azzardo per ottenere un vero e proprio reddito. Ma nel 2019, i Paiuti di Las Vegas hanno raggiunto qualcosa che nessun altro a Las Vegas, tribale o altro, può eguagliare: per i prossimi 18 mesi, almeno, hanno l’unico lounge per cannabis legale di Sin City.

Nel 2017, la tribù ha aperto il NuWu Cannabis Marketplace, a circa un miglio di distanza dalla Fremont Street Experience nel centro rivitalizzato di Las Vegas. NuWu, ‘la gente’ nella lingua dei Paiuti del Sud, vanta una finestra di ingresso unica tra i molti e molto grandi negozi di marijuana di Las Vegas. E, poiché hanno la sovranità tribale, sono anche esenti da una legge che proibisce l’uso della cannabis in pubblico.

Con quell’occasione unica che si integra con l’acume negli affari ormai provato della tribù, la marijuana legale può avere “prolungato la vita della nostra tribù da tre a quattro generazioni” ha affermato Tso alla testata The Guardian. Il problema è che la storia dei Paiuti è degna di nota ed è degna di nota proprio perché è rara.

Uno dei punti di forza della legalizzazione della cannabis è di tipo squisitamente economico. La marijuana legale, o almeno la cattura da parte del mercato legale della domanda relativa alla droga illecita più popolare del mondo, significa posti di lavoro e gettito fiscale. Almeno questa era la promessa iniziale.

Ma similmente a quanto accaduto con le comunità di neri, meticci e altre persone di vario colore appartenenti alla classe operaia che hanno sofferto di più sotto la proibizione, altre tribù in altri Stati sono state lasciate fuori dalla loro quota di cannabis in qualsiasi potenziale miniera d’oro in termini dio produzione e rendita. Secondo la legge federale, le riserve sono immaginate allo stesso livello di per ‘nazioni sovrane’, il che significa che le tribù sono libere (con alcune eccezioni) nella approvazione ed applicazione di proprie specifiche leggi. Così come per i Paiuti, le tribù sono autorizzate ad aprire i casinò o vendere tabacco poco costoso sotto specifici accordi con gli Stati in cui vige questo particolare senso di ‘esistenza’. Ma come evidenziato da KQED nel suo ultimo numero, la California ha già in essere la creazione di leggi che potrebbero consentire alle più di 100 tribù, 35 delle quali hanno espresso un qualche interesse nel fare ingresso nel settore produttivo e commerciale della cannabis, affinché si adeguino strettamente alle legislazioni dei singoli Stati in materia di cannabis. Così, mentre le tribù sono in grado di coltivare e vendere cannabis su prenotazione, non sono autorizzati a partecipare al mercato legale in tutto lo Stato e non tutte le interpretazioni della legge contorta che prevede la prenotazione permette anche loro di condurre affari sulla base della prenotazione stessa. In passato, l’ex Capo Jerry Brown aveva chiesto che le tribù indiane interessate alla cannabis rinunciassero alla loro sovranità prima di essere ammesse a tali regolamentazioni, nel senso che avrebbero dovuto poi sottostare alle leggi ambientali dello Stato, ai codici edilizi e ad altre norme onerose. Le tribù, di fronte a tale proposta, rifiutarono.

Altri disincentivi sono giunti, poi, attraverso la pressione effettuata dalle Forze dell’Ordine. Prima del passaggio della Proposta di Legge n. 64 del novembre 2016, la Nazione di Pinoleville Pomo, nella Contea di Mendocino, tentò di fare ingresso nel settore della cannabis, avviando la coltivazione all’interno della propria riserva. Tutti quegli sforzi sono stati soffocati quando lo Sceriffo della Contea, Tom Allman è entrato a gamba tesa nella questione, dichiarando il tutto illegale e sradicando ben 400 piante.

La California Native American Cannabis Association, un gruppo rivolto alla commercializzazione che raccoglie le 35 tribù di nativi americani delle tribù locali interessate al settore della cannabis, ha inviato numerose lettere e comunicazioni ufficiali al Governatore Gavin Newsom, dove sono stati richiesti specifici chiarimenti sul perché la legislazione in materia e rivolta ai nativi americani sia stata letteralmente freddata e stoppata. Ma invece di ottenere delle aperture in merito, le agenzie che si occupano della giurisdizione in materia di cannabis hanno opposto rifiuto di interagire con le agenzie tribali che si interessano di legislazione e che operano a beneficio e protezione dei consumatori della California, La CNACA ha scritto una memoria sottoposta al Bureau di Controllo sulla Cannabis la scorsa estate.

Senza la cannabis, alcuni leader tribali dicono che le tribù indigene, con il sostegno del governo federale ridotto e il reddito da gioco in modo simile in diminuzione, non hanno una possibilità di entrare a far parte di una moderna economia. «Si trovano molte più situazioni da terzo mondo proprio qui in California di quanto si possa immaginare, ed è quanto accade nelle tribù» ha detto Richard Almaraz, un membro della Santa Rosa Band of Cahuilla Indians, una tribù di 130 persone situata in Riverside County. La tribù di Almaraz non possiede casino. Almeno una tribù ha sfidato la legislazione statale ed ha aperto un dispensario. La Mountain Source Dispensary, sulle terre della Iipay Nation di Santa Ysabel nel Nord-Est della contea di San Diego, ha gestito un dispensario su terre tribali dall’inizio del 2019. Situato nell’edificio che ospitava un casinò fallito, il dispensario attira circa 60 clienti al giorno nonostante una posizione remota, ha riferito il ‘Washington Post, ma se potesse produrre cannabis per l’intero mercato della California, ciò potrebbe significare dozzine di lavori di sostegno alla tribù, non solo clienti curiosi. Fino a quando non saranno fatte tali concessioni, non se ne farà nulla. La rilevanza della cannabis, piuttosto che esplicarsi in un vantaggio economico, diventa così un altro promemoria dei mali accumulati a danno delle popolazioni indigene degli Stati Uniti.

 

Stati Uniti

Il Massachusetts ha venduto 393 milioni di dollari in cannabis legale nel suo primo anno

Gli esperti guardano ora ai numeri per verificare come il settore cannabis in Massachusetts sia cresciuto nell’arco di un solo anno. Infatti, nel primo anno di vendite della cannabis legale, i punti vendita hanno raccolto un quorum complessivo di 393.7 milioni di dollari in termini di prodotto venduto, secondo numeri e cifre offerte da fonti statali. La Cannabis Control Commission (CCC) organismo statale, ha rilevato che il primo anno il primo anno ha anche contribuito a stabilire dei parametri che permetteranno al Commonwealth di misurare i suoi progressi verso il rafforzamento di un’industria della cannabis legale sicura, efficace ed equa. Per fare un confronto, il primo anno di vendite legali di cannabis del Colorado nel 2014 ha raggiunto un valore di circa 684 milioni di dollari, nonostante il Colorado abbia circa 1 milione di residenti in meno rispetto al Massachusetts. Tuttavia, i rappresentanti statali erano ancora positivi riguardo ai numeri.

«I rivenditori e i consumatori di marijuana dovrebbero essere elogiati per aver partecipato ad un lancio estremamente regolare dell’industria legale della cannabis per uso adulto nel Massachusetts per il primo anno», ha affermato il presidente della Commissione Steven J. Hoffman in una dichiarazione ufficiale.

«Centinaia di milioni di dollari di vendite sono una misura del successo, ma sono anche più orgoglioso del modo in cui gli stabilimenti di marijuana hanno lavorato con la commissione per ottenere e preservare il rispetto delle nostre norme e i nostri clienti continuano ad informarsi sulla legge e le loro responsabilità quando visitano Massachusetts negozi». I commissari Britte McBride e Jennifer Flanagan hanno anche rilasciato una dichiarazione che si è concentrata sulla sicurezza pubblica circa il successo che il Massachusetts ha visto raggiungere nell’ultimo anno.

«Sono fiducioso che con l’evoluzione del settore, la commissione sosterrà la nostra dichiarazione di missione per costruire un’agenzia di classe mondiale che onora la volontà degli elettori e continuare a rivolgersi alla salute pubblica e la sicurezza di tutti i cittadini», ha affermato Flanagan. Forse il nome più riconosciuto della commissione, Shaleen Title è stato uno dei principali regolatori della Nazione che parla e cerca di costruire una politica sulla cannabis che affronti l’impatto che la Guerra alla Droga ha avuto sulle comunità di colore. «Nel corso dell’anno passato, la Commissione ha perseverato nei suoi sforzi per definire e attuare politiche a livello nazionale che sostengano la piena partecipazione al mercato della cannabis per uso adulto da parte di comunità che sono state danneggiate dalla Guerra alle Droghe», così afferma Title. «Spero che gli elettori che hanno sostenuto la legalizzazione in Massachusetts riconoscano i progressi che stiamo facendo e continuino a lavorare con noi per raggiungere l’industria che hanno immaginato». 

La stessa Title ha creato non poca maretta, in settimana, con i suoi pronunciamenti sul livello della corruzione ravvisata nel settore della produzione e lavorazione della cannabis, persino attraverso una intervista concessa alla CBS. Ha anche aggiunto che, al momento, non è in ogni città ma l’ambiente è già pronto, nel suo complesso. La CCC ha anche rilasciato dati molto numerosi che danno un’istantanea dello stato attuale del mercato. Attualmente, ha concesso la licenza di vendita a 33 rivenditori ora aperti in tutto lo Stato. La CCC ha anche altre 54 licenze provvisorie in programma. Quando tutti quei negozi saranno aperti, l’accesso alla cannabis legale nel Massachusetts triplicherà.

La Commissione ha detto in totale che hanno rilasciato licenze per 227 «stabilimenti per la marijuana», «compresi coltivatori, produttori di prodotti, microimprese ed altro».

Cinque di questi permessi sono andati a persone che hanno partecipato al programma Certified Economic Empowerment, per fornire un sostegno economico a quelle aziende composte da persone provenienti da aree oltremodo sorvegliate, il che significa che circa il 2% dell’industria statale è nelle mani di persone che prendono parte a quel programma. Un altro dei programmi di equità del Massachusetts, il Social Equity Program, ha dichiarato che ha certificato che 140 persone si qualificano per il programma. Lo Stato ha autorizzato 71 impianti di coltivazione, di cui cinque all’aperto. Gli operatori legali in Massachusetts ora hanno un totale di 2,1 milioni di metri quadrati a tendone.

Al 7 novembre 6.700 persone sono attualmente impiegate nell’industria della cannabis del Massachusetts. Due terzi di tale forza lavoro è maschile e 73,4% identificano come bianco. (secondo il Censimento USA, circa l’80% della popolazione dello Stato è bianco).

Questa settimana, il consiglio comunale di Boston ha votato per rivedere il processo di autorizzazione della città per affrontare la disparità nel divario razziale di chi possiede effettivamente i dispensari locali in città. La AP ha riferito che la proposta del consigliere Kim Janey richiede anche che la città si assicuri che almeno la metà delle sue licenze per la marijuana vadano alle aziende delle comunità colpite dalla Guerra alla Droga.

 

Stati Uniti

In Arizona una legge specifica per identificare i pesticidi ammessi per la coltivazione della cannabis a scopo terapeutico

Un panel dei più rinomati operatori nel settore della cannabis è stato definito per stabilire quali pesticidi possono essere ammessi nell’industria di settore. Ogni decisione finale dovrà essere approvata dal Dipartimento dei Servizi di Sanità.

Secondo una legge approvata lo scorso anno in Arizona per testare i prodotti derivati dalla lavorazione della cannabis prima che vengano esposti nei punti vendita, un panel di 12 membri determinerà quali prodotti chimici potranno essere utilizzati nell’industria di settore. I sostenitori del disegno di legge, tuttavia, chiamano il piano simile a «la volpe che guarda il pollaio» poiché sei dei membri del panel sono rappresentanti del business della cannabis medica, come riferisce Arizona Capitol Times.

Il capo della maggioranza Sonny Borrelli (Repubblicano) ha detto che preferirebbe un divieto assoluto su alcune sostanze chimiche piuttosto che lasciare il tutto al panel che, oltre ai sei membri del settore, include il proprietario di un laboratorio di test sulla cannabis con sede in Arizona, un assistente, un badante, uno scienziato di laboratorio, un fornitore di assistenza sanitaria e un rappresentante del Dipartimento di Stato per la Pubblica Sicurezza.

Borrelli ha posato i suoi occhi sul fungicida Eagle 20, che è stato definito come vietato sul tabacco e un ‘pesante cancerogeno’ ma è permesso di essere utilizzato per la coltivazione di cannabis nello Stato sotto il regime attuale.

Borrelli ha introdotto un disegno di legge che vieterebbe specificamente l’uso di qualsiasi pesticida ad eccezione di quelli che il Federal Insecticide, Fungicide ed il Rodenticide Act affermano essere benigni e non richiedono alcuna regolamentazione del tutto: olio di ricino, olio di cannella, aglio, olio di citronella, rosmarino, sesamo e pepe bianco.

«Supponiamo che la scheda che abbiamo messo insieme quest’anno si presenti e dica, Beh, si è permesso di utilizzare Eagle 20 (in) una certa quantità? ’ … Che i pesticidi antimicotici sono necessari perché tutte queste strutture di crescita sono al chiuso. Così vogliono essere in grado di mitigare la muffa che viene trovata sulla marijuana», ha affermato Borrelli, al Capitol Times.

Pele Peacock Fischer, lobbista per l’Arizona dispensaries Association, ha detto che mentre l’organizzazione sta “cercando di mettere insieme un regime di test che è estremamente sicuro per i pazienti” sta anche cercando di trovare un equilibrio «che lavori nel settore in modo che i laboratori possono soddisfare la domanda, [e] che i dispensari possono attuare». Inoltre, Fischer ha detto anche se il panel dovesse approvare un pesticida che potrebbe essere potenzialmente dannoso, il Dipartimento dei Servizi Sanitari ha l’ultima parola in ciò che è o non è approvato. Il programma di effettuazione test si ritiene possa prendere avvio non più tardi del 1° novembre 2020.

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