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Canapa: la grande opportunità canavesana Progetto GO: il rilancio del Canavese con l'integrazione di agricoltura e industria a basso impatto ambientale

Abbiamo intenzione di rilanciare questa zona a cui siamo tutti molto affezionati, attraverso colture più sostenibili. Sono molti gli agricoltori che hanno aderito e gli Enti locali stanno rispondendo benissimo”. Chi parla è l’imprenditore agricolo Vincenzo Rolfo; la zona in questione è il Canavese, quel pezzo di Piemonte -tra Torino e la Valle d’Aosta da una parte, e il biellese e il vercellese dall’altra- che ha la sua capitale in Ivrea; il tema è il progetto Go (Grande Opportunità), del quale Rolfo è ideatore e promotore.

Un territorio, quello canavesano, con una solida storia agricola e poi industriale che negli ultimi decenni ha visto il declino economico e sociale. Prima l’uscita di scena della Lancia di Chivasso, poi la dissoluzione della Olivetti, con la gestione di Carlo De Benedetti, a fine degli anni ‘90, poi la crisi attuale; sullo sfondo l’economia agricola progressivamente abbandonata, negli anni ’50-’60, con l’ubriacatura dell’epopea Olivetti e la crescita dei brand Lancia e Fiat, e uno spirito olivettiano che oggi arranca.

Abbandonare il passato e costruire, sulle sue ceneri, un futuro florido e però ecocompatibile, attraverso l’integrazione di agricoltura e industria a basso impatto ambientale, è questo l’obiettivo del progetto, che vede coinvolti diversi Comuni della zona, tutti uniti attraverso un protocollo d’intesa.
Albertino Salzone, Sindaco di Candia, si esprime così: “In passato la zona era un grande punto di riferimento per le industrie che c’erano, come l’Olivetti, fiore all’occhiello in Europa, all’avanguardia in tutto il mondo. Mancando questi riferimenti c’è stata una moria di tutte le industrie satellite e degli artigiani, stiamo pagando ancora quello scotto ma è inutile piangersi addosso, dobbiamo rimboccarci le maniche attraverso mentalità manageriali diverse. Si può prendere ad esempio la Lombardia che non avendo grande industrie si è comunque sviluppata sull’artigianato e sulla piccola e media impresa. È una zona dalle grandi bellezze che deve ripartire dal punto di vista industriale, turistico ed agricolo”.

Colture a basso impatto ambientale per salvaguardare il territorio e le sue peculiarità, eccellenze nel campo agricolo per far risplendere il Canavese, attraverso il recupero dei terreni incolti e la riconversione di stabili ex industriali e militari che verrebbero utilizzati per stipare e lavorare i prodotti raccolti, quali la canapa -la coltura principale-, il lino, la l’angelica archangelica, il miglio e il triticale. Rolfo ha le idee chiare: “Utilizzeremo gli stabili, degli ex cotonifici e dell’Olivetti e installeremo i macchinari per le lavorazioni, in alcuni casi del food e in altre del canapolo per tutte le trasformazioni industriali”.

Sono 65 gli ettari già seminati in varie zone per valutare la reattività della pianta della canapa, pochi rispetto alle potenzialità del territorio e del progetto Go, che ha una previsione di semina fino a 500 ettari, come confermato da Andrea Zanusso, Sindaco di San Giorgio Canavese e nel pool di esperti che sta studiando gli aspetti tecnici dell’iniziativa: “La misura rappresenta una base indispensabile per un progetto industriale. Il Canavese ha una grossa qualità rispetto ad altre parti del territorio perché è ancora da scoprire. Ci sono imprenditori che fanno sistema seriamente come Rolfo, c’è una volontà comune di valorizzare la regione attraverso le diversità. E’ un applicazione del presidio territoriale, ma non si tratta di un presidio di prodotto bensì di habitat, mettiamo al centro le persone e la comunità, utilizziamo una tecnologia sensoristica di altissimo livello ed abbiamo bisogno di soggetti che si applichino sul campo”.
L’esempio di valorizzazione per eccellenza sta proprio in casa ed è la Piattella di Cortereggio, un legume che è andato nello spazio insieme a Samantha Cristoforetti e alla ISS e nel mais, coltivazione per eccellenza del Canavese attuale che, nonostante un periodo di resa non proprio eccellente, è stata rilanciata ad Expo 2015 con ‘Gli antichi mais’.

La diversità come la principale ricchezza del luogo e le tecnologie all’avanguardia che ne facciano un polo innovativo come nel caso della coltivazione della canapa, con la creazione di strumenti unici, il progetto Go è questo e molto altro come spiegato da Zanusso: “Ci sono elementi dell’agricoltura di precisione e altri più legati all’aspetto antropologico e alle tradizioni. Vogliamo mantenere legati questi diversi aspetti. Stiamo valutando l’ipotesi di reintegrare la canapa seguendo principi funzionali con la filiera corta locale, stiamo costruendo i macchinari, realizzando l’essiccatoio e la macchina della raccolta insieme al CNR”.
Proprio la lavorazione della canapa porta problematiche piuttosto diffuse poiché, da essa, si raccoglie la parte sommitale ad uso alimentare e l’intera pianta per poter usare il canapolo per altri scopi. Creare una macchina che raccolga entrambe le parti senza dispersioni, unendo due lavorazioni diverse, permetterebbe un risparmio di tempo che ottimizzerebbe anche la raccolta. Un progetto da cui, ovviamente, si vuole ottenere una redditività migliore per degli agricoltori che sono in una fase e in una zona abbastanza precarie.

Affinché il progetto possa decollare, ci vogliono investitori e finanziamenti pubblici, a livello locale, regionale ed europeo. Il protocollo d’intesa, siglato dai Sindaci grazie all’impegno di Vincenzo Rolfo, ha avuto origine da un incontro tra le autorità locali, il Consigliere regionale Claudia Porchietto e l’Europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, come confermato dal Sindaco Salzone: “Abbiamo ribadito il nostro impegno la coltura cresce ed è un bel vedere, l’unione dei sindaci fa la differenza anche per motivi ambientali e di territorio. Inoltre aumentano sempre di più le adesioni dei Comuni.
Un incontro altamente positivo come confermato da Rolfo: “La Porchietto e la Comi ci hanno ascoltato ed appoggiato. L’europarlamentare di Forza Italia ci ha detto che ci porterà a Bruxelles, alla Camera dei Deputati, questo mese, a discuterne. Se son rose fioriranno, bisogna porre la domanda all’Ue in maniera giusta, coinvolgere dei partner europei e valutare se sussistono i requisiti richiesti”.

Il giorno fissato per portare il progetto Go a Bruxelles sarebbe dovuto essere il 20 giugno (domani), ad oggi i responsabili del progetto non hanno avuto segnali dal Belgio. Noi avremmo voluto chiedere conferma, all’Onorevole Comi, di questo appuntamento e soprattutto sapere come si stava traducendo in fatti il supporto che è stato assicurato ai responsabili del progetto, ma dalla Segreteria dell’Onorevole Comi ci è stato comunicato che «l’agenda dell’On. Comi è già da tempo fitta di impegni lavorativi in Parlamento». Stessa sorte ci è toccata con l’Onorevole Francesca Bonomo, la parlamentare PD eletta sulla provincia di Torino, che abbiamo provato a sentire per capire il valore che all’iniziativa la politica nazionale attribuisce nel contesto dei piani per la ripresa economica del Canavese, e con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, coinvolta proprio dalla Bonomo per lo stanziamento dei fondi utili alla bonifica dell’area ex militare coinvolta nel progetto Go.
Capire i tempi, le prospettive, la sostenibilità del progetto sarebbe stato utile, ma nessun esponente delle Istituzioni che avevano espresso apprezzamento per il progetto e assicurato impegno si è reso reperibile, circostanza che, probabilmente, non tranquillizzerà Rolfo e la comunità sulla speditezza delle operazioni.

Le colture a basso impatto ambientale rappresentano solo una parte del progetto Go. C’è la lavorazione sul campo, il recupero delle aree boschive ed ex militari, la trasformazione e la commercializzazione per cui si tratta con investitori industriali, soprattutto del luogo.
Sugli interventi nei boschi la proposta di Rolfo guarda al disagio sociale: “La riqualificazione del Canavese è un progetto molto vasto che comprende una serie di interventi, come il recupero delle aree boschive e il rilancio delle zone ex militari. Avevo proposto di far intervenire i carcerati per pulire tutti quei boschi e garantire l’accesso a piedi, in bicicletta e a cavallo. Abbiamo parlato con il Ministro della Difesa Pinotti, a San Carlo Canavese, giusto cinque minuti per esporle il tutto, mi ha detto che si impegnerà a trovare i fondi per pulire tutta quella zona. Per quanto riguarda gli ex detenuti, ho preso degli accordi informali con un’associazione Onlus che si chiama Santacroce, si occupa di recuperare i carcerati ed è un’associazione che conosco molto bene perché, ogni tanto, mi manda qualcuno in azienda. Mi hanno detto che ne parleranno con il magistrato e vedranno cosa si può fare”. Di diverso avviso il Sindaco di Candia Salzone: “Al momento è prematuro fare intervenire gli ex detenuti in quella area. Bisogna costruire per bene con gli imprenditori, poi nulla vieta un domani di fare questi ragionamenti”.
Evidente che tutte queste attività, porterebbero un aumento dei posti di lavoro, in un periodo in cui la disoccupazione anche qui nel Canavese morde parecchio. Un fattore importantissimo, come confermato da Salzone: “C’è tutta la filiera per la lavorazione della canapa, c’è poi la trasformazione, creare posti di lavoro è fondamentale”.
Fatti e non parole, il traino del progetto Go, come confermato da Zanusso, che rimane con i piedi per terra: “Secondo le stime di Rolfo, si produrranno fino a 100 posti di lavoro. Io quando avrò visti i primi due la richiamo, le potenzialità ci sono, anche dieci anni fa si era partiti con gli stessi presupposti ma tra il dire e il fare ci sono un po’ di passaggi. C’è una filiera imprenditoriale importante, con aziende sane e dalle spalle larghe, sono molto fiducioso, se si riesce ad inserire il tutto in un progetto industriale serio il sistema parte”.

Il prossimo appuntamento è per il 4 luglio, quando è stata indetta una conferenza stampa -invitati tutti i rappresentanti istituzionali di cui sopra, insieme al Presidente Coldiretti Roberto Moncalvo– attorno al lago di Candia, una giornata dedicata all’esposizione del progetto Go, sperando che nel frattempo, le istituzioni, trovino il tempo di dare qualche risposta operativa.

(Servizio realizzato con il contributo di Giuseppe De Stefano e Maria Laura Franciosi)

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