Politica Esteri

Canapa industriale e cannabis, legalizzazione e lungimiranza industriale Dal Lussemburgo allo Zimbabwe canapa industriale e cannabis al centro delle politiche governative, in Italia una proposta di legge per far fronte al caos della cannabis light

Il Lussemburgo presto sarà il primo Paese europeo a legalizzare la produzione e il consumo di cannabis sia per scopi terapeutici che per uso ricreativo. La motivazione di fondo è la convinzione, espressa dal Ministro della Salute, Etienne Schneider, che la «politica antidroga che abbiamo avuto negli ultimi 50 anni non abbia funzionato», non solo, ha reso la droga l’oggetto proibito e per tanto ricercato «molto interessante per i giovani». 

In Africa, lo Zimbabwe cambierà le sue leggi per consentire agli agricoltori di coltivare canapa industriale per l’esportazione. Il Governo ha dichiarato di considerare la canapa come un futuro sostituto del tabacco, la più grande fonte di guadagni del Paese dalle esportazioni agricole, fin da subito si è detto convinto che la canapa industriale amplierà la base industriale e delle esportazioni del Paese.
Nel Paese, dallo scorso anno, è legale sia la produzione che il consumo di cannabis per uso medicinale; il consumo era già molto diffuso in quanto la pianta è sempre stata ampiamente usata nella medicina tradizionale per trattare asma, epilessia e alcune malattie mentali.

Al di là del colore politico dei Governi, i Paesi attenti al presente e capaci guardare al futuro, ascoltarne i ‘segnali’ (non ultimi i segnali di mercato, ma non solo) e le ‘anticipazioni’ che vengono dagli studi, si muovono per, da una parte, aprire o implementare la produzione e la commercializzazione della canapa industriale,  dall’altra parte,  per legalizzare la produzione e il consumo di cannabis in funzione anti-dipendenza.

In Italia, dove il mercato della cannabis light è in pieno caos, +Europa, ha presentato in Senato una proposta di legge -prima firmataria Emma Bonino per rimettere nel circuito legale la cannabis light, dopo la recente sentenza delle Sezioni Unite Penali della Cassazione (30475/2019), che ha condannato alla chiusura gli oltre 2.800 punti vendita di cannabis light, aperti dal 2016.
La Cassazione sembra aver capovolto l’interpretazione della legge 242/2016, anche accettata dal Ministero dell’Agricoltura, che con una circolare del 2018 disciplinava il commercio di infiorescenze nel settore florovivaistico,  hanno sottolineato ieri in conferenza stampa i propositori della Legge. Il capovolgimento della Cassazione, nasce dalla necessità di «appianare un contrasto giurisprudenziale, creato da una serie di pronunce controverse, che finisce però per introdurre un ulteriore elemento di incertezza: sequestri, dissequestri, una totale incertezza del diritto che pone a rischio gli investimenti già effettuati e frena quelli che arrivavano, anche copiosamente».

La legge proposta da +Europa consentirebbe la commercializzazione delle infiorescenze fresche ed essiccate, resine e oli per prodotti da fumo o inalazione, nonché per altri usi nè medicinali nè alimentari, delle varietà di canapa sativa, di cui è autorizzata la coltivazione.
Obiettivo dei propositori: salvare 10mila lavoratori e 2.800 punti vendita.
«Non si tratta di droga, si tratta di una filiera che era considerata legale e che oggi non lo è più», ha spiegato il segretario nazionale di +Europa, Benedetto Della Vedova, durante la conferenza stampa. «Si tratta di prendersi cura di centinaia di migliaia di aziende che producono una sostanza non drogante». E mentre in Lussemburgo ci si pone il problema della legalizzazione della cannabis indica (da cui derivano hashish e marijuana tuttora illegali), secondo Della Vedova è «paradossale, grottesco e autolesionista che l’Italia non intervenga per ristabilire questo settore».

Il mercato della cannabis light, in Italia, ha un impatto economico diretto stimato di 350 milioni di euro e uno studio sull’European Economic Review stima che, dopo l’apertura degli shop, è stata registrata una sensibile riduzione sia dei volumi (-14%) sia dei profitti (tra i 90 e i 170 milioni in meno) del mercato criminale di hashish e marijuana.
Altro punto rimarcato nella proposta, il fatto che «a giugno del 2019 i tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico fossero 158. E per nessuna delle aziende coinvolte, a parte ArcelorMittal- si legge nel disegno- la possibile ricaduta occupazionale dell’eventuale fallimento o della chiusura delle attività, coinvolge un numero di addetti pari a quello che la sentenza delle Sezioni Unite Penali rischia di ‘licenziare’ da un giorno all’altro».

Appena da far presente, che identico problema di aziende in crisi e investimenti buttati all’aria vivono le aziende agricole che dopo il 2016 si erano convinte a coltivare cannabis per il mercato della cannabis light.
E il settore agricolo si dibatte anche nelle difficoltà che incontrano i coltivatori e trasformatori della canapa industriale, per la quale in Italia, come spiegano gli agricoltori, legge (migliorabile) a parte, manca una politica in favore della produzione di canapa industriale. Il mercato potenziale ci sarebbe, e anche importante (dall’edilizia al tessile passando per il cartaceo) mancano gli investimenti, italiani e stranieri, perché nessun Governo in Italia ha mai deciso di avviare una seria politica per fare dell’Italia un Paese produttore di canapa industriale

La bozza del provvedimento legislativo lussemburghese ancora non è nota, ma il Governo dovrebbe presentarlo a breve: i lussemburghesi maggiorenni dovrebbero poter acquistare la sostanza per uso ricreativo legalmente entro due anni. Lo Stato regolerà la produzione e la distribuzione attraverso un’agenzia per la cannabis. I minori di età compresa tra 12 e 17 anni non incorreranno in un reato per il possesso di una quantità non superiore ai cinque grammi.
Il progetto di legge dovrebbe essere presentato entro la fine dell’anno fornendo ulteriori dettagli sui tipi di cannabis che saranno in vendita e sul livello di tassazione. Schneider ha affermato che la legislazione includerà probabilmente il divieto d’acquisto per i non residenti in Lussemburgo, in modo da dissuadere il cosiddetto ‘turismo della droga’. Anche la coltivazione in casa sarà probabilmente vietata.
Schneider vuole incoraggiare altri Paesi dell’UE a seguire il percorso del Lussemburgo. Questa liberalizzazione fa parte di un accordo di coalizione governativa tra liberali, socialdemocratici e verdi prevede la legalizzazione entro cinque anni.

Se la legge sarà effettivamente presentata e approvata, il Lussemburgo si unirebbe al Canada, all’Uruguay e ad undici Stati degli Stati Uniti dove la cannabis ricreativa è legale. Le ricerche, gli studi condotti in questi ultimi anni hanno molto spesso evidenziato le ragioni che consigliano la liberalizzazione della cannabis. Uno di questi studi, ‘Defeating Crime? An Economic Analysis of Cannabis Legalization Policies’, pubblicato lo scorso giugno, realizzato da Emmanuelle Auriol, Alice Mesnard, Tiffanie Perrault, sostiene che la combinazione della legalizzazione con la repressione può strangolare il mercato nero, mentre sotto controllo la domanda di cannabis, la legalizzazione della cannabis può avere importanti benefici per tutti i cittadini, tutti trarranno beneficio da meno criminalità e da uno stato di diritto più forte, sottolinea Alice Mesnard.
La legalizzazione contribuirà in particolare a proteggere i giovani e potrebbe persino ridurre il loro consumo, oltre aumentare gli introiti fiscali dello Stato. Attenzione però: è fondamentale, per ottenere questi benefici, il modo in cui viene fatta la legalizzazione della cannabis, il prezzo al quale sarà immessa sul mercato legale e l’azione di repressione del mercato illegale. Ci deve essere una combinazione perfetta per ottenere il giusto livello dei prezzi sul mercato legale e reprimere le attività illegali, ciò per raggiungere il giusto equilibrio tra la riduzione della criminalità ed evitare aumenti del consumo di cannabis a seguito della legalizzazione.
Prosegue Mesnard: «Per combattere il mercato nero, il prezzo della cannabis legale deve essere relativamente basso. Ad esempio, potrebbe essere impostato intorno o leggermente al di sotto dell’attuale prezzo illegale. Ciò attirerà gli attuali utenti del farmaco lontano dai loro rivenditori del mercato nero. Ma se non viene fatto nient’altro, questo non sarà sufficiente per sradicare il mercato nero. I rivenditori abbasseranno semplicemente i loro prezzi per attirare indietro i clienti. Sono in grado di farlo perché al momento esiste un markup elevato nel mercato illegale».
«Il prezzo medio della cannabis di alta qualità è di circa 300 dollari l’oncia a Londra. Questo è fino a tre volte superiore ai costi di produzione basati su prove del mercato statunitense» . «Oltre a implementare un mercato legale, ci deve essere un mix di politiche per controllare i consumi, comprese le sanzioni che vengono applicate contro le attività illegali. Ciò consentirebbe a un governo di valutare i rivenditori, mantenendo il prezzo della cannabis legale relativamente elevato». 

Se i costi di produzione o di distribuzione della cannabis illegale aumentano, è più facile cacciare i criminali dal commercio vendendo cannabis legale. Più severe sono le punizioni che si mettono in atto contro le persone che vendono illegalmente cannabis, più alto può essere fissato il prezzo della cannabis legale.
Altresì, si tratta di dissuadere i consumatori dall’acquistare cannabis illegale attraverso sanzioni e metterli in guardia contro i pericoli sanitari dell’uso di cannabis illegale rispetto ai prodotti sicuri e di alta qualità forniti sul mercato legale. 

La ricerca raccomanda poi di introdurre incentivi per i produttori e i venditori illegali di cannabis affinché orientino la loro attività verso il settore legale. Quindi, oltre agli investimenti nelle forze dell’ordine per reprimere l’attività criminale, è importante che agli ex spacciatori di cannabis vengano offerte alternative lavorative. Altrimenti possono semplicemente passare alla vendita di droghe illegali alternative o sostituti stretti. 

Canada e Uruguay sono stati oggetto di attenzione da parte della ricerca, e certamente saranno al centro di molte ricerche future di questo tipo perché gli obiettivi dichiarati in entrambi i Paesi erano combattere il crimine legato alla droga. È troppo presto però, sottolinea Mesnard,  per valutare gli effetti complessivi di queste politiche, i primi dati che arrivano dal Canada ci dicono che le transazioni illegali legate al mercato nero si sono ridotte a causa della legalizzazione, per quanto la carenza di offerta legale abbia aiutato il mercato illegale a persistere.  Errore da non commettere, non per nulla Lussemburgo stima 2 anni di attività preparatoria prima che la legalizzazione diventi un fatto.

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