Economia Esteri

Canapa e Canada: il binomio è vincente L’industria della canapa è destinata a raggiungere 1 miliardo di dollari nelle vendite entro il 2023 e 3.000 nuovi posti di lavoro

Quando si parla di industria della canapa, non può non menzionarsi il Canada. La sua coltivazione affonda le radici nel lontano 1606, anno in cui il botanico francese Louis Hebert piantò il primo raccolto nel Nord America, precisamente, a Port Royal, in Acadia -l’odierna Nuova Scozia-. Si pensi che nel 1801, il governatore della provincia del Canada Superiore, a nome del Re d’Inghilterra, distribuiva semi di canapa ai contadini canadesi.

La coltivazione è continuata, poi, in molte regioni fino al XX secolo. La lunga tradizione della canapa canadese è legata anche alle culture del Vecchio Mondo e agli immigrati dall’Europa dell’Est, i quali, portavano con sé i semi, li piantavano ed utilizzavano per l’olio e nella cottura di piatti tradizionali.

Più tardi, come negli Stati Uniti, anche in Canada la canapa fu dichiarata illegale; accadde nel 1938, sempre a causa di quello scomodo parente stretto e più famoso. E’ per questo che la canapa viene oggi chiamata canapa ‘industriale’, proprio per distinguerla dalle altre varietà e per sottolinearne tutte le differenze in un solo nome.

Dopo un’assenza di mezzo secolo dai campi e dalle fabbriche del Canada, nel 1994, la ‘Health Canada’ (il dipartimento governativo per la salute pubblica) ha iniziato a rilasciare delle licenze ai fini di ricerca e poi, nel 1998, la coltivazione è stata nuovamente autorizzata, affiancandola sempre ad un sistema di licenze. Oggi, in questo Paese, tutti i ceppi di canapa sono coltivati ​​in base a dei regolamenti scientifici per mantenerne e garantirne l’identità genetica.

E l’industria canadese della canapa continua a crescere. Attesi i cambiamenti nella normativa canadese che dovrebbero dare una svecchiata alla legislazione. Secondo gli studi, con un regime normativo modernizzato, l’industria della canapa agricola è destinata a raggiungere fino ad 1 miliardo di dollari nelle vendite entro il 2023, creando 3.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Lo sostiene anche Russ Crawford, Presidente della ‘Canapa Hemp Trade Alliance’ (CHTA): «La canapa sta diventando ‘maggiorenne’ nell’agricoltura canadese. Il raccolto del 2017 ha superato per la prima volta nella storia canadese i 130.000 acri, poiché, gli agricoltori ed i trasformatori canadesi cercano opportunità nei mercati di alimenti e nelle fibre. Mentre i nuovi regolamenti aprono le porte alla canapa industriale per fornire prodotti di salute naturale ai canadesi e a livello globale, la nostra organizzazione si sta preparando per una crescita significativa». Il più alto raccolto di semi registrato fino ad oggi ha superato le 2000 libbre per acro; una resa media è tra 600-800 libbre un acro, ancora oggi in aumento. E la crescita non si fermerà qui, visto che, si sta lavorando su rotazioni ottimali per rese migliori, incrementi di produzione ed un terreno sano per eventuali e future coltivazioni.

L’industria canadese inizialmente coltivava varietà importate dall’Europa. Nell’ultimo periodo, però, il miglioramento genetico cui sono giunti i ricercatori, ha permesso di sviluppare un numero di coltivazioni ad alto rendimento adatte ad un’ampia gamma di condizioni ed aree canadesi.

La canapa ama la terra umida, non l’acqua stagnante. Ed il Canada, di terre simili ne ha parecchie: è il caso delle ampie praterie dove si estende la maggior parte delle coltivazioni, in Manitoba, Saskatchewan ed Alberta. E’ tutto ecologico perché non ha bisogno di pesticidi. Nessun prodotto chimico; questo significa che la maggior parte della canapa canadese è certificata biologica.

Tutto va così bene perché l’industria canadese della canapa è all’avanguardia anche nello sviluppo di alimenti derivati. I prodotti alimentari di cui parliamo comprendono farina, barrette nutrizionali, pasta, biscotti, latte -peraltro senza lattosio e, quindi, adatto a tutti- e persino gelati. Per chi, poi, ha un occhio di particolare riguardo per la propria salute, ottime notizie: nel fornire proteine complete, i semi di canapa sono secondi solo ai semi di soia. Inoltre, se schiacciati, producono un olio nutriente che contiene sia acidi grassi essenziali omega-3 che omega-6 (EFA). Le proprietà emollienti dell’olio di semi di canapa lo rendono anche un ingrediente ideale per la produzione di prodotti per la cura del corpo da lasciare e sciacquare, come lozioni e creme. Ed il Canada produce tutto questo.

A livello industriale, i produttori automobilistici utilizzano le fibre di canapa persino per realizzare pannelli strutturali più resistenti, più leggeri e meno costosi. Nell’industria della carta, inoltre, la canapa può essere preferibile dal punto di vista ambientale rispetto al legno, perché la pianta matura in tre o quattro mesi e può produrre quattro volte più carta di una pari superficie di alberi.

Come sappiamo canapa e marijuana appartengono alla stessa famiglia, ma la canapa industriale contiene solo minime quantità di THC (l’ingrediente psicoattivo che si trova nella marijuana). Qui, la grande incomprensione Questo significa che tutti i prodotti a base di canapa industriale, non hanno alcun effetto psicoattivo se consumati. Il Governo federale ha un occhio particolare proprio su questo: tutti i ceppi canadesi destinati al mercato, infatti, sono regolati e monitorati con estrema cura per mantenere e garantire l’identità genetica ed il contenuto di THC. Ma nella stessa legge canadese si specifica altresì che «Nessuno può pubblicizzare la canapa industriale, i suoi derivati o qualsiasi prodotto fatto da tali derivati per implicare che sia psicoattiva».

Tutto questo non significa che lo Stato non abbia una certa attenzione sulla regolamentazione. Per comprenderlo, vediamo meglio cosa è previsto dalla legge canadese. Innanzitutto, per coltivare canapa industriale, occorre ottenere una licenza che permette di produrre nella sola regione specificata dalla licenza. In secondo luogo, il coltivatore può seminare solo la varietà di canapa industriale specificata nella sua licenza, appartenente, comunque, a sementi certificate ed approvate, tutte con meno dello 0,3% di THC. Al momento della raccolta, poi, è obbligatorio smaltire i rami, le foglie e le teste di fioritura con la macerazione o, altrimenti, renderli in una condizione tale da non poter poi utilizzare gli scarti per scopi non consentiti dalla legge. E’ richiesto un occhio di riguardo anche per tutte le attrezzature utilizzate per seminare o raccogliere: devono essere pulite dopo ogni utilizzo, al fine di evitare la diffusione accidentale della canapa industriale. E non è finita qui, perché, per determinare la concentrazione di THC presente, il detentore della licenza deve far esaminare dei campioni presso un laboratorio competente utilizzando le procedure analitiche stabilite nel manuale fornito. Quei risultati dovranno essere presentati dinanzi al ministero.

Non c’è proibizione, quindi, ma, comunque, non manca un controllo con la C maiuscola.

I coltivatori di canapa, però, sperano che ora la legislazione del Governo federale consentirà loro di raccogliere tutte le parti della pianta di canapa. Eh sì, perché sta qui l’inghippo. Oggi il limite circoscrive la raccolta alle sole parti della pianta che contengono CBD, ovvero, il cannabidiolo, il metabolita non psicoattivo della Cannabis sativa.

Ed ora il Governo federale, promettendo una modernizzazione, sta elaborando le regole su come la marijuana verrà coltivata. Il cambiamento consiste nell’eliminazione della CBD derivata dalla canapa dall’elenco delle sostanze controllate. E le imprese nel settore, le aziende alimentari, quelle farmaceutiche, gli investitori e gli imprenditori si aspettano una semplificazione normativa per estrarre CBD dalle foglie di canapa e dai fiori.

Alcuni delle più grandi aziende stanno pianificando espansioni già dall’anno scorso: l’Aurora Cannabis di Vancouver ha già investito 3.2 milioni di dollari canadesi (2.5 milioni di dollari) in Hempco Food and Fiber circa due anni fa. E poco fa, la stessa azienda ha offerto circa 3 miliardi di dollari per acquisire il produttore rivale MedReleaf, una mossa che gli consentirà di avere una posizione in cima alla produzione mondiale. Insieme, le due aziende produrranno più di due terzi della domanda interna annuale. Anche il Global Hemp Group di Vancouver ha speso la stessa cifra per una partecipazione del 25% in un’impresa produttrice in Colorado, la Space Cowboys. Stesso discorso per Future Farm Technologies che ha acquisito una fattoria di canapa industriale di 120 acri nel Maine o della True Leaf Medicine, un’azienda nella British Columbia che produce olio di canapa per animali con il nome ‘True Leaf Pet’, triplicando la propria linea di produzione nel 2017 e prevedendo di espandere le offerte di canapa negli Stati Uniti attraverso negozi di alimenti per animali domestici.

Tutto questo potrebbe consentire al Canada di dominare il mercato della CBD e della canapa industriale.

Attualmente, gran parte del mercato della canapa è negli Stati Uniti. Ma, poiché gli Stati Uniti consentono la coltivazione con dei forti limiti per il settore, per il Canada questo significa e significherà molto, specie se pensiamo al mercato a sud del confine. Oggi, nel Paese, circa 100.000 acri di canapa sono coltivati ogni anno. Parecchi di più rispetto ai 23.000 acri di canapa dei vicini statunitensi -secondo gli ultimi dati di Vote Hemp del 2017-. «Le persone sono entusiaste», ha dichiarato Jan Slaski, ricercatore di canapa per InnoTech Alberta, una società di ricerca ingegneristica a Edmonton. «Abbiamo già così tanta canapa. E gli agricoltori si stanno preparando ad altro».

Ciò che è certo è che la consapevolezza sui benefici e sul mercato della canapa è in aumento, così come i numeri. Alcune aziende attive nel settore hanno registrato una crescita del 20-40% delle imprese negli ultimi anni. In più, le vendite al dettaglio di tutti i prodotti derivati dalle canapa di origine canadese si stima siano arrivate a 20-40 milioni di dollari all’anno.

Canapa e Canada: il binomio è vincente L’industria della canapa è destinata a raggiungere 1 miliardo di dollari nelle vendite entro il 2023 e 3.000 nuovi posti di lavoro ">