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Canapa: da Roma a Bruxelles, alla ricerca della volontà politica Le prospettive della canapa in Italia e nel contesto europeo, le richieste alla politica a Roma e a Bruxelles, nell’intervista con Lorenza Romanese, Direttore Generale dell’European Industrial Hemp Association (EIHA)

Nelle bozze di programma del nuovo Governo che sono circolate in questi giorni, e nelle varie dichiarazioni dei leader dei partiti della futura maggioranza, M5S e PD, una delle parole d’ordine è Green Economy. Non è affatto chiaro il come si vorrà concretizzare l’economia verde nello Stivale, ma nelle intenzioni variamente espresse la Green Economy dovrebbe essere la strada privilegiata per rilanciare lo sviluppo economico del Paese.

Se lo augurano, e non da oggi, gli imprenditori che si occupano di canapa industriale. In primo luogo perché a livello legislativo, per non parlare di politiche per lo sviluppo del settore, il quel che manca è Tutto. Manca addirittura la volontà politica”, come ci dice in un lungo colloquio Lorenza Romanese, Direttore Generale dell’European Industrial Hemp Association (EIHA), l’Associazione che rappresenta i produttori (gli agricoltori) e l’industria dei trasformatori della canapa di tutta Europa.
Mancanza di normativa, di stabilità politica, ma soprattutto di ‘conoscenze’, perchè “
l’Italia soffre, forse più di altri Paesi UE, di una cattiva informazione /stigmatizzazione / strumentalizzazione a fini politici della cannabis”, per non parlare degli interessi consolidati (da quello delle plastiche, a quello petrolifero, a quello medicale), e dunque delle lobby, che hanno tutto l’interesse a remare contro la canapa, e dunque a favorire la disinformazione, i “decision makers devono essere educati, sulla base di dati scientifici, al fine da poter formulare leggi coerenti per il settore della canapa industriale”, prosegue Romanese.

Eppure la canapa industriale (e non parliamo né del settore medicale, né di quello ricreativo -cannabis light, per capirci-) è un settore che gli analisti stimano entro il 2025 varrà molteplici miliardi di euro, per non parlare dei benefici per l’ambiente (dalla drastica riduzione della CO2, alla pulizia dei suoli dai metalli pesanti, tanto per citare solo i macro-benefici).

Con Lorenza Romanese abbiamo tentato di tracciare un quadro prospettico di cosa attende il settore, delle problematiche e delle potenzialità, in un momento potenzialmente molto promettente, quasi ‘occasione unica’, sia sul fronte italiano, con il Conte bis che punta molto, se non tutto, sull’economia verde, almeno sulla carta, che su quello europeo, con una nuova Parlamento UE ugualmente molto propensa alla canapa, se, come promesso, l’obiettivo è fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero.

 

Direttore Romanese, tutte le previsioni prospettano un futuro roseo per la canapa in Europa, EIHA rappresenta l’industria (trasformatori) della canapa e i produttori (agricoltori). Vorrei provassimo a fare un focus sull’Italia, e in particolare sul segmento industriale (tessile, costruzione, cibo, estratti, cosmetici, feed). Per l’Italia, dunque, quali sono le vostre previsioni?

L’Italia è un Paese che segna una crescita positiva in termini di superfici (ettari) e numero di players. La canapa (intesa come Cannabis Sativa L dal catalogo EU delle varietà certificate) non è una pianta nuova per i nostri agricoltori, fino alla seconda guerra mondiale, l’Italia è stata per molti decenni il secondo più grande produttore di canapa al mondo. L’Italia primeggiava con la qualità dei suoi filati e dei suoi tessuti e delle corde in canapa. Quindi direi che l’Italia ha un grande vantaggio concorrenziale (knowhow) rispetto ad altri Stati europei e non solo. Sfortunatamente se il quadro normativo non si adatterà rapidamente alle richieste del settore e del consumatore, l’Italia questo vantaggio non potrà sfruttarlo. Tralasciando gli enormi benefici ambientali che la coltivazione della canapa potrebbe apportare al territorio italiano: sequestro di CO2, pulizia dei suoli dai metalli pesanti, no pesticidi, no fertilizzanti, biodiversità. Sono comunque fiduciosa che le istanze politiche in primis e i tecnici dei ministeri poi, sapranno normare in maniera adeguata questo settore in pieno sviluppo. I decision makers devono essere educati, sulla base di dati scientifici, al fine da poter formulare leggi coerenti per il settore della canapa industriale in Italia ed essere da modello per altri Stati UE. A questo scopo abbiamo un ottimo rapporto con Federcanapa che garantisce la trasmissione delle informazioni di EIHA ai ministeri competenti (follow up con meeting).

Buone prospettive sia in termini di coltivazione sia in termini di uso industriale? 

Secondo Coldiretti siamo passati dai 400 ettari del 2013 ai 4000 del 2018. Secondo le stime UE di EIHA nel 2017, in EU si sono coltivati 46.700 ettari. La più parte in Francia. EIHA ha lanciato recentemente un’inchiesta per aggiornare i dati al 2019 (con un focus inoltre sul CBD). I risultati saranno disponibili a novembre.

Ci può dare qualche altro dato e farci partecipi delle valutazioni e delle considerazioni che state conducendo in EIHA? 

La chiave di volta per il settore della canapa industriale è il fiore. Se l’industria e gli agricoltori potranno trasformare/processare/estrarre il fiore per usi alimentari e cosmetici l’Italia (e la UE) avrà un settore della canapa robusto e in crescita. Basti pensare che un ettaro di canapa coltivato a fibra apporta all’agricoltore fino a 1.500€, un ettaro coltivato a fiore a seconda della resa anche 2.500/3.000€

La produzione della canapa su larga scala in Italia è prevedibile? E in quali tempi? 

Si, se si ci saranno gli investimenti nazionali e stranieri sul fiore. Se il fiore verrà regolamentato gli investimenti apporteranno la disponibilità finanziaria per investire in R&D sulla fibra, nei materiali di costruzione ecc… settori che oggi stentano un pochino anche se in espansione (surplus di fibra in UE, prezzi bassi). Considerata l’incertezza del panorama politico italiano non credo che vedremo sostanziali cambiamenti nel breve periodo.

Cosa significherebbe questo positivo andamento per il comparto agricolo nazionale?

Più soldi per gli agricoltori. Una diversificazione delle culture (la canapa è un fantastico rotational crop). Un risanamento per i nostri terreni. La creazione di mano d’opera altamente qualificata in zone rurali anche estremamente periferiche o impervie (la canapa è sempre stata coltivata dove i terreni erano scoscesi e non si poteva piantar altro, montagna).

Ritenete che possa essere un processo frutto di investimenti più italiani oppure più stranieri? 

Spererei italiani, da italiana! Ma bisogna sbrigarsi perché i grandi investitori stranieri sono già arrivati. L’Italia ha un ottimo clima e un buon terreno per la canapa. Ma ancora una volta il panorama legislativo inesistente risulta essere il più grande freno agli investimenti.

Ecco, veniamo ai diversi ostacoli. Il primo mi pare essere la politica, da quanto fin qui detto. La politica italiana, ci pare, conosce -e malamente- la parola ‘cannabis’, e ignora la parola ‘canapa’. E’ così? 

Si, l’Italia soffre, forse più di altri Paesi UE, di una cattiva informazione/stigmatizzazione/strumentalizzazione a fini politici della cannabis. Cannabis è infatti il nome latino che designa la famiglia botanica. E come tutte le altre piante del regno vegetale è composta da più varietà. La varietà che interessa all’industria che rappresento è la ‘Cannabis Sativa L’, contenente meno dello 0,2% di THC, per ora, EIHA chiede lo 0,3% THC. Questa varietà, per dirla con le parole della Corte di cassazione non contiene sostanza drogante (più dello 0,5%) ed è quindi esclusa a pieno titolo anche dallo scopo giuridico della Single Convention delle Nazioni Unite del 1961 (droga). In Italia spuntano CBD shop che propongono il fiore essiccato contenente solo il CBD, spero che l’Italia si apra ad altri usi. Estratti delle inflorescenze.

E comunque: cosa manca oggi in termini legislativi e di decisioni e interventi politici all’Italia perché la canapa possa svilupparsi in tutte le sue potenzialità?

Tutto. Manca addirittura la volontà politica.

La ricerca scientifica ci pare la grande lacuna.

Non sono completamente d’accordo. La ricerca scientifica (forse non sempre accessibile a noi comuni mortali) esiste, ed è valida, va divulgata.

Alcuni osservatori ci dicono che in Europa in particolare sembra arrancare. Cosa si sta muovendo in UE? 

Molti progetti canapa sono finanziati dall’UE. EIHA è coinvolta in due che spero verranno finanziati: COST e HORIZON 2020. Molti progetti per textile e construction materials.

Altro ostacolo è quello della meccanizzazione. Molti agricoltori rinunciano alla coltivazione della canapa proprio per la mancanza di macchinari soprattutto per la raccolta, non tanto del seme e del fiore, quanto delle altre componenti. Potrebbe spiegarci bene il problema e il perché nell’era supertecnologica questo problema resta irrisolto?

A livello europeo esistono gli impianti, sono brevettati e funzionanti, ma sono molto grandi e costosi.

Cosa si sta facendo per risolvere questo problema? Si sta lavorando alla costruzione di una macchina adatta? E’ vero che i brevetti ci sono, sia in Italia che in UE, ma che non vengono messi in produzione?

Essendo molto grandi di anno in anno vengono installati nei vari Stati membri, soprattutto oggi nei Paesi dell’est Europa, in Italia non esistono impianti con brevetti che funzionino a pieno regime, per questo l’Italia è ancora bloccata, ci sono aziende che stanno valutando l’installazione di quelli esistenti in Europa, ma ancora niente di fatto. In Italia non vengono prodotti impianti perchè al momento non c’è mercato, e perciò le grandi aziende meccaniche non hanno interesse ad impegnarsi nel settore sfibratura canapa.

L’altro problema che ci viene sollevato dagli addetti ai lavori è la mancanza in Italia di investimenti sul settore canapa (sia nella produzione/coltivazione, sia nella lavorazione ad uso industriale). Come stanno le cose? e perché non si investe? 

Chi investirebbe in un settore che non è protetto da un quadro normativo forte, chiaro e definito? Pensi agli estratti. Nel 1997 la Commissione Europea ha inviato una lettera a delle imprese membri di EIHA dando loro la green light per processare i fiori. 20 anni più tardi la Commissione (o meglio Stati membri per bocca della commissione) ha cambiato idea!!! Ora gli estratti sono considerati da certi Paesi Novel Food, quindi necessitano di una pre market authorisation prima di essere immessi sul mercato. Tale autorizzazione costa tra i 300mila euro e 1milione, quindi solo le grandi imprese (spesso straniere) potranno permettersela. Questo regolamento avrà come unica e diretta conseguenza l’esclusione dal mercato di imprese UE che sono tutte PMI per natura.

Cosa sta succedendo in termini di investimenti da USA e Canada in Europa?
I grandi player mondiali (USA, Canada, Svizzera, Giappone) aspettano il posizionamento dell’Europa per entrare massivamente sul mercato UE (piu di quanto lo stiano già facendo). Ricordiamo che l’Europa ha un bacino di consumers importante e per di più sono consumatori tendenzialmente ricchi. In Italia abbiamo diversi investitori stranieri, soprattutto canadesi, ma anche israeliani, inglesi, svizzeri, cinesi sulla medicale e l’industriale.

Gli investitori stranieri sono motivati entrare sul mercato italiano? 

Si come detto prima buon suolo ottima terra e knowhow.

Quali le condizioni ideali che richiedono? 

Quelli di tutti gli altri operatori UE

Su quali settori sono potenzialmente portati investire?

Tutti. I russi più sulla fibra. I cinesi sul seme e il CBD, America e Canada fiore direi.

Più sulla commercializzazione o più sulla produzione? 

Tutto ma forse più nella trasformazione. Ottima qualità della materia prima e perciò ottime rese finanziarie.

In questi anni, da quando si è aperto il mercato della cannabis light, abbiamo visto un proliferare di coltivatori di canapa. A noi è parso, bazzicando questo mondo, sondandolo con molta attenzione, che sia un mondo pieno di improvvisatori. 

Si molti. Sono soldi facili, specie per chi compera i prodotti non in Italia. Peccato che in Italia si sia sviluppato in particolare questo segmento e quello dell’olio di estratti è rimasto nell’ombra. Tra tutti i 26 Paesi che EIHA rappresenta, solo in Italia riscontro questo fenomeno. Se vogliamo investire nella cannabis light perché riteniamo che sia ciò che i consumatori italiano vogliono ok, ma che almeno sia fiore italiano. Difatti EIHA appoggia l’iniziativa di Federcanapa, Confagricoltura e CIA sulla creazione del disciplinare per il fiore. Ho visto vendere fiori secchi di CBD nei tabacchini. Non credo che questi prodotti dovrebbero trovarsi in questo prototipo di negozi, a meno che il rivenditore non sia informato e pronto a consigliare in maniera adeguata il consumatore.

Ritenete che il livello culturale delle imprese agricole (parliamo anche della piccola impresa agricola, che in Italia è quella prevalente) sia pronto per costruire una solida impresa di coltivazione e lavorazione della canapa? 

Se parliamo di filiera di canapa industriale per seme e fibra senz’altro sì, anche perchè ci sono aziende agricole che da qualche anno fanno canapa e sono pronte, perchè acquisite le tecniche di produzione, ad aumentare gli ettari di produzione; Se invece parliamo di fiore light no per le ragioni dette prima.

Le compagnie legate alla canapa (cannabis in particolare) negli USA e in Canada sono quotate in borsa (circa 200), hanno un proprio Indice, gli investimenti nel settore oramai sono alla portata anche del piccolo investitore. In Europa si arriverà ad avere compagnie quotate in borsa? 

… E già il caso di Hemplex, membro fondatore di EIHA.

… Intendevo dire: un mercato azionario del settore simile a quello americano e canadese, e in quali tempi? 

Non credo subito. Solo poche e grandi aziende oggi possono permetterselo ma quella è la rotta tracciata. Hempflex è entrata nel London stock exchange recentemente.

Parlando di canapa industriale, uno dei segmenti che potrebbe essere tra i più interessanti se davvero si vuole incidere sulle problematiche ambientali e invertire la rotta disastrosa che stiamo percorrendo, è quello delle bioplastiche. Perchè la bioplastica ottenuta da canapa è al palo? 

Il mondo ha creato ed usato la plastica per quasi un secolo. Solidi e consolidati interessi animano questo settore. Uno switch è necessario, la popolazione (UE specie) ne è cosciente, ma arcaici interessi vengono smossi lentamente. Mancano gli investimenti. Oggi comunque in UE (specie Paesi del nord e Germania) ci sono imprese che producono plastiche biodegradabili provenienti dalla canapa. Ma ad oggi manca una reale supply chain.

Quali sono gli impedimenti?

Le forti lobby che remano contro.

Che si sta facendo?

Lobby a livello UE e nazionale, una volta stabilite le regole, queste verranno supportate dalla legge e tutto partirà.

Altro segmento molto interessante è quello dell’edilizia. Che ci può dire? 

La Francia seguita dalla Romania sono i leader del settore. In canapa si costruisce e bene. Le rese sono ottime, ignifuga e anti allergenica. Una casa in canapa di 240 m quadrati situata in Francia (centro) consuma un metro cubo di legna e zero aria condizionata/energia l’estate. La Francia, Parigi, ospiterà i Giochi olimpici 2024. La filiera francese ha proposto un progetto: costruire l’intero villaggio olimpico in canapa. Sarebbe un bel traguardo e un boost d’immagine.

Facciamo una puntatina a Bruxelles, dove lei è di casa. La UE (Parlamento e Commissione) cosa ha fatto e cosa sta facendo dal punto di vista legislativo e di provvedimenti funzionali alla produzione di canapa e al suo utilizzo nei diversi settori, dal medicale, all’alimentare, agli altri usi industriali?

Quando parliamo di agricoltura il Parlamento UE ci ha recentemente ascoltato quanto all’innalzamento della soglia dallo 0,2% al 0,3% per il limite di THC nelle piante di canapa industriale. Quindi siamo contenti del loro supporto. Ora il voto va consolidato in Plenaria, ma con le elezione il calendario è incerto per la data del voto. Per quanto riguarda il dossier riguardante i residui di THC negli alimenti , il dossier di EIHA è nella mani di EFSA e degli Stati membri. Come il dossier estratti per quanto riguarda il Novel Food.

Cosa vi attendete dalla nuova Commissione e dal nuovo Parlamento? 

I nuovi parlamentari hanno già preso contatti con EIHA, vari incontri sono pianificati per l’autunno a Bruxelles (sede del nuovo ufficio EIHA). La Commissione sarà decisa solo in autunno.

In ultimo vorrei parlare di comunicazione, o, meglio ancora, informazione, alla base della formazione di un mercato di consumatori consapevole e sempre più ampio nei vari utilizzi. Il panorama, in Italia in particolare, ci pare molto povero. Condivide?

Non è facile lavorare ed investire in marketing in un Paese dove la legge non è chiara ed il governo è incerto. Serve che il governo si renda conto di quale grande opportunità economica e ambientale rappresenta la canapa, e finalmente appoggi il settore. Federcanapa in cordata con altre associazioni e aziende private lavorano tutti i giorni per cercare di delineare il settore, attendendo stabilità del governo, se no non si ha nemmeno gli interlocutori per potere pensare di legiferare…

Canapa: da Roma a Bruxelles, alla ricerca della volontà politica Le prospettive della canapa in Italia e nel contesto europeo, le richieste alla politica a Roma e a Bruxelles, nell’intervista con Lorenza Romanese, Direttore Generale dell’European Industrial Hemp Association (EIHA)">