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Canapa, Consiglio Superiore della Sanità: il problema è la regolamentazione DIARIO DAL CAMPO' ... IN DIRETTA DA GRAVINA DI PUGLIA /3

In virtù di quanto successo negli ultimi giorni, ho deciso di tralasciare momentaneamente il diario di bordo di Roots per fare un approfondimento e chiarire quanto detto sul blocco della cannabis light e sulla chiusura di alcuni negozi.

In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute, il Consigliosuperiore di sanità (Css)ha fatto sapere «che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti».  I due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni. Il Consiglio «ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggerà, non può essere esclusa. La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine».

Non capisco però perché in farmacia viene venduto come farmaco un prodotto con thc fino al 22% e la canapa con thc 0,2% fa male? Non capisco perché se si tiene alla salute del cittadino non vengono banditi alcol e sigarette. Tralasciando questa mia opinione, questo è solo un parere del CSS e la legge non cambia.

Voglio tranquillizzare gli addetti ai lavori sul fatto che non sia cambiato niente e mi stupisce che non ci sia stato nessun servizio in TV sull’intervento del ministro della salute, Giulia Grillo che però ha assicurato che al momento non c’è nessuna intenzione di chiusura dei canapa shop, casomai una regolamentazione.

Per quanto riguarda le chiusure dei negozi da parte delle forze dell’ordine quasi sempre sono avvenuti a causa di irregolarità sulla provenienza o sui valori anomali delle infiorescenze. Già abbiamo una legge ambigua, l’interpretazione fatta da me e dal mio team (legali compresi) sulla percentuale del thc è quella di non forzare la mano, è una tolleranza per l’agricoltore di non vedersi distratto il raccolto e quindi poterlo lavorare o trasformare. Il punto cruciale non è il livello di thc, ma la provenienza, perché se si stabilisce la provenienza italiana ed europea il problema non sussiste.

Mai come in questo momento potremmo cambiare le cose. Ma solo se tutto il settore, tutti quelli che hanno investito i propri risparmi ed il proprio tempo, sono uniti a favore di una sana competizione tra aziende.

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