Politica Esteri

Canada sul tetto del mondo per la legalizzazione della cannabis La settimana della canapa nelle testate estere, dal 15 al 19 ottobre

Canada sotto i riflettori in tutto il mondo in settimana per la ufficializzazione della legalizzazione della Cannabis sul proprio territorio nazionale. Raggiunge l’Uruguay tra le prime Nazioni al mondo in termini di legalizzazione e liberalizzazione del mercato specifico. In Canada, però, ora si teme un inasprimento della tassazione sui produttori di cannabis. Si tratta comunque di un fattore innovativo importante a livello mondiale a causa dell’ordine di grandezza del mercato canadese e della sua rilevanza a livello mondiale sia in termini produttivi ma ancor più in termini di prodotto commercializzato. Ora, però, il Canada costituisce definitivamente anche una pietra miliare in termini di carattere giuridico-legale e diviene elemento di parametrazione delle potenziali variazioni adottabili nei propri apparati giuridici. E’ quanto, ad esempio, sta accadendo da tempo in Israele dove è molto forte il dibattito in tal senso. Una raccolta firme su propulsione avviata da un parlamentare israeliano, è partita da alcuni giorni nel web, dove si chiede la depenalizzazione di numerosi reati connessi con la cannabis sul territorio nazionale israeliano. Sempre in Israele si hanno i primi risultati di una ricerca scientifica dove si verifica che i cannabinoidi funzionano meglio di un noto farmaco usualmente utilizzato a livello mondiale nella terapia della sclerosi multipla.

 

Canada

Effetti a cascata a livello mondiale dopo l’ ufficializzazione della legalizzazione della Cannabis

Il Canada notoriamente è in primo piano negli ultimi giorni, soprattutto dopo l’ufficializzazione della legalizzazione della cannabis Mercoledì 18 Ottobre 2018, una decisione che pone il Paese all’avanguardia (insieme all’Uruguay) nel mondo, in tal senso. Allo stesso tempo, questa decisione -rilevante anche dal punto di vista storico- avrà effetti e ricadute di vario genere pure sul mercato internazionale e non solo nella specifica area merceologica in oggetto. Ad esempio, dalla decisione della legalizzazione, in Canada circa 250 coltivatori di canapa saranno autorizzati a vendere infiorescenze a fini di estrazione di cannabinoidi (CBD). Si tratta di un atto che esplicherà certamente notevoli effetti a livello globale sui prezzi di CBD e prodotti derivati. «Vi sono già numerosi coltivatori di canapa che da tempo conservano ed essiccano le loro infiorescenze a fini di vendita», ha affermato Russ Crawford, presidente dell’ Associazione Canadese per il Commercio di Canapa (CHTA, Canadian Hemp Trade Association). Unitamente alle revisioni di natura giuridico-legale, il Canada oggi apre un vasto territorio d’azione per la esportazione di cannabis a livello mondiale, il che rappresenta il fatto che un flusso notevole di canapa aggiuntivo potrebbe abbattersi sull’andamento dei prezzi che così potrebbero crollare su scala globale. «Così come accade per qualsiasi altro tipo di mercato, più si produce più i prezzi di quel determinato prodotto si abbasseranno», ha chiosato lo stesso Crawford. I CBD prodotti in Canada non possono ancora essere esportati negli Stati Uniti poiché il Governo USA considera i prodotti CBD illegali se non prodotti secondo le leggi e le normative derivanti dalla Legge Agricola del 2014.

Non vi è ancora alcuna proiezione o stima sull’andamento della crescita dei valori della canapa canadese ma potrebbe creare parecchie preoccupazioni tra i coltivatori di canapa a livello mondiale perché il Canada ha incrementato di 130.000 acri i terreni destinati alla coltivazione di canapa lo scorso anno, al confronto degli USA che hanno incrementato i pari terreni di soli 26.000. Inoltre vi è da considerare che – così stando le cose – il Canada si avvia ad essere il secondo produttore di canapa al Mondo dopo la Cina (che peraltro al momento non ha rilasciato alcun dato ufficiale sul volume della propria produzione né sul livello dei terreni destinati alla coltivazione di Canapa sul proprio territorio nazionale). Vi è poi da sottolineare che i produttori di canapa canadesi possono ancora accedere ai benefici governativi che al contempo sono indisponibili per i loro colleghi statunitensi, come il marketing di natura pubblica e le assicurazioni sulla coltivazione di canapa sostenute dallo Stato. La produzione di canapa legale ha preso avvio in Canada nel 1998 ma ai coltivatori non è stato consentito di usare le infiorescenze fino ad oggi. Nonostante le restrizioni sull’uso delle infiorescenze, il Canada ha esportato circa 58 milioni di Dollari USA in termini di controvalore in canapa verso gli Stati Uniti lo scorso anno, secondo i dati della Commissione Internazionale per il Commercio degli Stati Uniti (U.S. International Trade Commission). Le vendite di marijuana per adulti in Canada si stima possano raggiungere i 4.3 miliardi di Dollari Canadesi (3.3 miliardi di Dollari USA) nel 2019 secondo calcoli effettuati da Deloitte.

L’industria e l’indotto statunitense della cannabis si spera che proteggano la superiorità e la botanica degli Stati Uniti dai prodotti canadesi e dalla loro competitività nell’ambito CBD. La principale ragione dell’ottimismo USA risiede nelle stesse piante. Poiché i canadesi hanno visto limitazioni nel poter coltivare canapa a fini di ottenimento di steli e fibre, essi non hanno modificato verso il basso la produzione di varietà di canapa più corta, la varietà più adatta alla coltivazione di infiorescenze.

Poi, non è ancora chiaro quanto possa influire l’arco temporale di maggiore esposizione alla luce solare nel Nord a fini di potenziamento del contenuto dei cannabinoidi nelle infiorescenze della canapa stessa. Infine, i metodi di coltivazione sono abbastanza differenti per la coltivazione specifica di infiorescenze. Secondo i coltivatori americani intervistati nell’ambito del ‘2018 Hemp & CBD Industry Factbook’, più di una metà di essi hanno coltivato i propri terreni a mano, il miglior modo per preservare il materiale delicato delle infiorescenze. Solo il 4% ha riferito di aver utilizzato la normale attrezzatura prevista per questo tipo di coltivazione, in realtà, il metodo più diffuso per ottenere fibre e semi a scopo commerciale. «Non si tratterà di una transizione semplice passando così dalla coltivazione a fini di ottenimento di semi e cominciare così immediatamente a coltivare canapa per cannabinoidi», ha affermato John Cooper, Amministratore Delegato di Ebbu, una società di ricerca con sede a Evergreen, Colorado.

Un altro aspetto che rende ancor oggi speranzosi i produttori statunitensi è la qualità del prodotto. O meglio, la percezione avvertita dai produttori USA del settore. Sebbene il Canada abbia una inveterata tradizione in questo campo, alcuni Stati degli USA hanno avviato la loro propria produzione di quantità commerciali di estratti fin dal 2014. Ed il boom dei CBD ha di fatto spinto nuovi attori ad entrare in questa specifica produzione e nella sua commercializzazione, con nuovi estrattori di CBD e negozi specializzati che via via hanno aperto i battenti praticamente ogni giorno. Si stima che le vendite USA di cannabinoidi e prodotti derivati possa raggiungere i 2.5 miliardi – 3.1 miliardi entro il 2022, secondo quanto riportato da ‘2018 Hemp & CBD Industry Factbook’.

 

Canada

La cannabis è stata legalizzata ma non è tutto oro quel che luccica: in arrivo nuove tasse ad hoc e parte la protesta

Mentre molti canadesi potrebbero essere soddisfatti della legalizzazione della cannabis nel proprio Paese, ufficializzazione avvenuta praticamente nelle ultime ore, vi sono altri fattori – altrettanto numerosi – che potrebbero creare ben più di qualche malumore nell’utenza nazionale. Dal 17 Ottobre, gli utilizzatori di cannabis e prodotti derivati dovranno affrontare una nuova tassa, un dollaro per grammo o 10 per cento sul prezzo di vendita al dettaglio, qualsiasi sia la grandezza. «La misura proposta sarà applicata su tutti i prodotti derivanti dalla lavorazione della Cannabis nell’ambito della vendita legale, compresa la Cannabis fresca ed essiccata, gli oli tratti da Cannabis così come i semi e le piantine destinate alla coltivazione. La misura fiscale potrebbe applicarsi, infine, anche alla Cannabis ad uso medicale», secondo quanto riferito dal Dipartimento delle Finanze del Canada. La misura fiscale è prevista non nella forma di tassazione diretta, in quanto non è diretta ai consumatori finali ma alle imprese produttrici e manifatturiere ma è davvero facile immaginare che queste -a loro volta- scaricheranno sull’utenza il peso di questa nuova tassazione prevista ad hoc. I clienti canadesi già pagano tasse sulle medicine nell’ambito della ‘Harmonised Sales Tax’ sebbene differenti aliquote sono applicate sulla vendita di marijuana. Una petizione in protesta contro tale proposta di legge è stata organizzata per la data del 17 ottobre ed ha attratto più di 12.000 firme. La petizione afferma che l’imposizione di tasse sulla cannabis ad uso medicale crea delle barriere finanziarie e porrebbe in condizione svantaggiata i canadesi che cerchino sollievo da sintomi relativi a varie patologie o condizioni mediche-sanitarie. La petizione afferma che i pazienti canadesi non sono contemplati a fini di legge specifica e non hanno accesso ad alcuna modalità di rimborso poiché non è prevista in alcuna forma assicurativa specifica in Canada.

La petizione, inoltre, ha ottenuto anche l’appoggio parlamentare di Don Davies del Partito dei Nuovi Democratici (NDP) nel Distretto di Vancouver-Kingsway. «Rifiutiamo questa tassa dei Liberali sulla Cannabis medicale, ingiusta verso i pazienti e che danneggia la Salute pubblica», aveva poco tempo fa affermato lo stesso Don Davies. I ‘Canadesi per un Equo Accesso alla Marijuana Medicale’ (CFAMM, Canadians for Fair Access to Medical Marijuana) hanno espresso un messaggio per il Governo canadese riguardo questa nuova imposta: «Se questo Governo continua nel tassare i pazienti che adottano la cannabis medicale a scopo terapeutico, potete annoverare 330.000 voti contro alle prossime elezioni». La raccolta firme della petizione ha già raggiunto 500 firmatari e sarà presentata alla Casa Canadese dei Comuni, una risposta ufficiale del Governo è già stata posta in calendario.

Secondo le più recenti statistiche emesse dal Governo Canadese, 330.758 pazienti sono stati ufficialmente inseriti nei protocolli medico-sanitari per l’uso della cannabis medicale alla fine dello scorso mese di Giugno. Con più di due tonnellate di Cannabis secca e 4 tonnellate di Olio di Cannabis vendute al mese, il che significa un controvalore di 6.000.000 dollari canadesi al mese, si sta parlando qui di una vera e propria manna dal cielo per il Governo derivanti dalle accise calcolate su queste configurazioni e numeri e tutto questo solo in relazione al solo uso della cannabis medicale.

 

Regno Unito

In attesa della imminente concessione di prescrizioni mediche legalizzate per la cannabis a scopo terapeutico

Il prossimo 1° Novembre sarà una data davvero importante per il mercato del Regno Unito. Infatti, da quel giorno, la cannabis a scopo medicale potrà essere prescritta ai pazienti come peraltro confermato dallo stesso Ufficio Nazionale del Regno Unito nella scorsa settimana. Mentre differenti condizioni di salute che possono essere curate con la cannabis medicale non saranno limitate e saranno valutate caso per caso, i poteri nella prescrizione della cannabis medicale saranno nelle mani dei soli specialisti. Si tenga conto del fatto che, al momento, 80.000 specialisti sono annotati nel Registro del Consiglio Medico Generale.

Secondo le nuove direttive, la cannabis potrà essere contemplata nelle prescrizioni mediche solo in una situazione dove c’è un bisogno specialistico clinico che non è soddisfatto da prodotti con regolare licenza secondo le normative già esistenti in precedenza. Mentre i prodotti a base di cannabis comprese le farine saranno disponibili, fumare come forma curativa non sarà consentito ma fumare con sigaretta elettronica sarà associato ad una somministrazione orale. Si tratta di un grande balzo in avanti per tutti i pazienti del regno Unito che ne vorranno e potranno usufruire e beneficiare. L’iniziativa è stata guidata dal Segretario di Stato Saijid Javid, il quale non ha impiegato nemmeno pochi mesi prima di procedere ad una profonda revisione del settore, ritenendolo suo proprio scopo principale d’azione. «Essendo stato toccato dai casi commoventi che hanno riguardato bambini malati, era importante per me che potessimo intraprendere azioni delicate per aiutare coloro che possono beneficiare delle nostre promesse ed i dottori specialistici avranno ora l’opzione di poter prescrivere questi prodotti lì dove ve ne fosse reale necessità», ha affermato il Segretario di Stato. La promessa era stata fatta a Giugno e fu promossa dal giovane sofferente di epilessia Billy Caldwell e dalla sua difficile situazione personale. Inizialmente la recensione sulla cannabis medicale fatta da Saijid Javid e la legge del Regno Unito hanno trovato opposizione nel Primo Ministro Theresa May. Il Segretario di Stato rimane fermo sul punto di vista per il quale i cambiamenti non rappresentano l’apertura per l’uso della cannabis ad uso ricreativo. L’ ‘Alleanza dei Pazienti Uniti’ del Regno Unito, invece, ha salutato favorevolmente la notizia. Un anno fa alcuni pazienti manifestarono fuori dal Parlamento con cartelli dove si chiedeva di considerarli con attenzione, ora lo chiedono in qualità di pazienti. «Oggi -afferma Carly Jayne Barton, Vice Direttrice dell’ ‘Alleanza dei Pazienti Uniti’ prima dell’annuncio- siamo invitati a contribuire a quello che diventerà una specifica politica. Per tutti i pazienti che hanno partecipato alla campagna a sostegno di questi temi fin dagli Anni ’70 si tratta di una vittoria tanto attesa». L’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nelle Cure è stata incaricata di sviluppare delle linee guida dettagliate per i clinici, che saranno poste in essere nell’Ottobre 2019. Fino a quel momento, ci saranno delle linee guida temporanee.

 

Israele

Campagna di raccolta firme per la depenalizzazione dei reati connessi all’uso di cannabis

Il Partito Green Leaf ha lanciato una campagna di finanziamento per presentare una petizione affinché la Corte Suprema cancelli la penalizzazione dei consumatori di cannabis in Israele e istruisca il Governo per una differente regolamentazione del mercato attraverso una legge apposita nella direzione della legalizzazioneCome promesso, nel corso della discussione sulla legge ‘No  penalizzazione’, il Green Leaf Party ha presentato una richiesta di revisione della Legge israeliana da presentarsi presso l’Alta Corte a favore della depenalizzazione delle leggi in materia di cannabis. Nella campagna della petizione che appare nel sito del partito si evidenzia che si intende raggiungere una adeguata cifra che servirà a sostenere i costi a favore della rappresentanza legale e dell’ intera campagna stessa. La rappresentanza legale, infatti, dovrà non solo affrontare la materia delicata e complessa ma dovrà anche mettere a disposizione della propria rappresentanza legale tutto il supporto materiale e monetario perché possa essere il legale difensore nei confronti dei vertici amministrativi e politici nazionali. Il movimento che potrebbe derivare da questa campagna può condurre alla legalizzazione della cannabis in Israele o almeno ad una non-criminalizzazione, in senso contrario quindi al modello non-incriminatorio approvato recentemente in una nuova legge apposita che entrerà in vigore il prossimo 1° Aprile 2019.

Allo stato attuale 9 Nazioni al mondo sono insignite della definizione non-incriminante per la cannabis a seguito di una decisione della Corte Suprema, dopo che sono state presentate petizioni similari. L’ultima Nazione, in questa lista, in ordine di tempo è stata recentemente il Sudafrica. Sulla pagina web della petizione, i rappresentanti del Partito spiegano che questa è una opportunità storica, poiché l’ordinanza sulle droghe non è stata ancora contrastata dato che la Legge Basica d’Israele che è entrata in azione dopo il 1992 è già stata fortemente posta sotto attacco.

L’ordinanza sulle droghe risale ai tempi del Mandato Britannico, fu ‘protetta’ da una petizione presentata presso l’Alta Corte di Giustizia. Ma ora, a seguito della variazione nella legge che viene dopo la campagna ‘Tempo di Ardan’, più di un quarto degli israeliani sono definiti criminali, i quali sono stati sottoposti a condanne alla carcerazione con condanne fino a tre anni. Si tratta di centinaia di migliaia di vittime di una politica vecchio stile che dovrebbe essere rimossa dal mondo, che continua ad essere attuata col corollario di azioni legali, stati di detenzione per interrogatori e tutto questo ogni anno. Si tratta di detenzioni e arresti che possono determinare un futuro incerto o impossibile a molti cittadini e conseguentemente esporre tali individui che fuoriescono da condizioni carcerarie dure a essere un danno per la società. E tutto questo -afferma il sito del partito- per aver consumato un vegetale, un’erba.

La campagna è stata postata sul sito ‘Giveback che è membro del sito ‘Destart e che si intende finalizzato alla campagna sociale che non comprende doni. In ogni caso, il partito offre doni simbolici come magliette, stickers, trofei, medaglie. Nel sito tra altre cose si scrive: «Stiamo già ricevendo opinioni di alto livello che trattano temi vicini alla presentazione di una petizione di protesta e richiesta di revisione di legge. Questo alto ammontare è prevedibile a fronte delle enormi dimensioni della richiesta civile e sociale e per la storicità dei contenuti della petizione da presentare presso l’Alta Corte di Giustizia e non vi è conseguentemente alcuno spazio per rinnegare prove, documenti ed opinioni».

 

Israele

La cannabis cura meglio la sclerosi multipla rispetto ad un noto farmaco venduto in tutto il mondo

Un nuovo studio scientifico condotto in Israele mostra che i trattamenti sulla sclerosi multipla con olio a base di Cannabis arricchita è più efficace che i trattamenti a base del comune farmaco Copaxone della Teva.  Nel caso in cui l’uso della cannabis sia approvato, Teva potrebbe subire un significativo danno economico.  La sclerosi multipla è una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario del corpo umano attacca la mielina (un materiale grasso protettivo) che riveste le fibre nervose nel sistema nervoso, causando paralisi e impedendo le abilità motorie e la visione. Non ha ancora una cura adeguata ma vi sono farmaci che rallentano la progressione della malattia, uno dei quali è noto come ‘Copaxone’, tra i 15 farmaci più venduti al mondo con vendite le cui rese sono calcolabili nell’ordine di svariati miliardi di dollari.

Un recente studio condotto dalla Hebrew University di Gerusalemme mostra che il CBD cannabidiolo così come l’olio estratto da cannabis arricchita in CBD mostra effetti più efficaci del classico Copaxone nei trattamenti dei sintomi della sclerosi multipla.

Poiché i costi dei trattamenti con Copaxone sono particolarmente costosi, permettere l’uso di CBD, che è molto più economico nella sua produzione, potrebbe arrecare un danno economico molto severo alla compagnia farmaceutica israeliana che offre il Copaxone al costo di 91,401 all’anno. Vi è ovviamente differenza negli effetti dannosi collaterali dopo aver assunto il Copaxone se lo si compara al CBD che non ha alcun effetto collaterale in alcun modo.

La ricerca è stata condotta dal Professor Ruth Galili uno dei più anziani e rispettati ricercatori nel campo della Ricerca sulla Cannabis Medicale. I contenuti scientifici della ricerca sono stati presentati all’interno del Journal of Inflamopharmacology alla fine della settimana scorsa, Nella introduzione a tale studio, il CBD è presentato come noto anti-infiammatorio e negli esperimenti su animali ha mostrato efficacia nel trattamento di una amia varietà di malattie autoimmuni come artrite, diabete mellito, malattie infiammatorie dell’intestino come la colite  e la Malattia di Crohn. Lo studio ha esaminato l’afficacia di Cannabidiolo CBD puro, olio di Cannabis Avidacillus e il Copaxone della Teva nella riduzione dei sintomi della sclerosi multipla nei topi. L’encefalomielite si sviluppa in ondate, il sintomo appare per un po’ di giorni e successivamente c’è un potenziamento e poi un peggioramento e la ripetizione ciclica. Durante i 60 giorni di studio sono stati registrati 3 casi di sviluppo della malattia, con rilassamento tra un peggioramento e l’altro. Quando i topi cominciano a mostrare sintomi di paralisi, di solito dopo 9-11 giorni, essi sono divisi in 4 gruppi con 8 topi per ogni gruppo. Il primo gruppo ha ricevuto iniezioni di CBD puri alla dose di 5 mg per chilo. Il secondo gruppo ha ricevuto iniezioni di ibdecal in estratto alla dose di 50 mg per chilo. Il terzo gruppo è stato trattato con iniezioni sottocutanee di Copaxone alla dose di 50 mg per chilo. Il quarto gruppo ha ricevuto iniezioni di sostanze saline con effetto placebo.

I ricercatori hanno esaminato i topi attentamente per 60 giorni di trattamento ed hanno scalato i loro sintomi in una scala che va da 1 a 5 attraverso una scala ritenuta accettabile sui gradi di paralisi derivata da studi precedenti. Entrambi, sia DBD sia Avidecal si sono mostrati particolarmente efficaci nel migliorare i sintomi clinici durante tutte e tre le manifestazioni della malattiaDurante il terzo peggioramento i tre trattamenti si sono mostrati efficaci, CBD con una riduzione del 65% dei sintomi, Avidkil con una riduzione dell’80 e Copaxone con una riduzione del 76.8%.

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