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Bioarchitettura, una via verso l’economia circolare Parlano Alessandro Rogora, architetto e Professore ordinario di Tecnologia dell’Architettura presso il Politecnico di Milano, e Guglielmo Carra, Senior Engineer alla guida del team di Consulenza dei Materiali di ARUP

La bioedilizia deve sapere affrontare la sfida di superare gli eccessi tecnologici e avvicinare la natura all’uomo. Per quanto attiene alle metodologie e alle politiche ambientali atte a centrare questi obiettivi in Italia, secondo Alessandro Rogora,  basterebbe far pagare i materiali per quello che valgono e costano realmente. Occorrerebbe mettere nel conto il valore ambientale cosicchè i materiali che, adesso, sembrano costosi diventerebbero più competitivi.

Allora, le città sostenibili del futuro saranno costruite con i rifiuti alimentari. Alessandro Rogora precisa di avere qualche dubbio in merito a causa del carico ambientale. “Le città, nel Medioevo, erano dimensionate sulla possibilità di avere un interscambio equo ed equilibrato di risorse col proprio intorno. Storicamente, avevano dimensioni limitate dovute alla possibilità di interscambio e di produzione agricola locale. All’interno della città si produceva il fresco e intorno i cereali. Quando serviva nuovo spazio, la città come un alveare gemmava un nuovo insediamento”, osserva Rogora. Oggi, tale equilibrio si è completamente rotto; ad esempio, le megalopoli richiedono nuove connessioni e sono profondamente insostenibili rispetto alle più antiche città europee con 2.500 anni di storia. “D’altra parte, credo che gli attuali edifici possano beneficiare dell’uso di materiali meno critici dal punto di vista ambientale; non so quanto sarà la parte relativa agli elementi organici della filiera del rifiuto. È vero che noi non possiamo più permetterci di produrre rifiuti e, quindi, o questi rientrano in un ciclo – e quello edilizio potrebbe essere uno – o la situazione diventa preoccupante. E una volta che termineranno la propria permanenza nel ciclo edilizio, bisognerà capire cosa diventeranno. Ciò non porterà alla sostenibilità della città. Ma, sicuramente, ne ridurrà l’insostenibilità”, prosegue.

credits: Colt_Arup_SCC7

La ristrutturazione dell’edilizia e del patrimonio architettonico esistente in chiave eco-sostenibile sarà la grande sfida nei prossimi anni. Alessandro Rogora concorda al riguardo. “Abbiamo normative europee e locali che ci impongono di non consumare più territorio. In Lombardia se n’è consumato tantissimo, dobbiamo intervenire sul costruito e migliorarne le prestazioni poiché i nostri edifici consumano molto di più rispetto a quello consentito. La città sostenibile è la città densa, non certo quella dispersa.  La densificazione e la stessa costruzione di luoghi, incentrata sui luoghi di interscambio e di conoscenza, rappresenta uno degli elementi chiave per una maggiore sostenibilità”. Per Rogora non esiste altra possibilità: è l’unica che abbiamo a disposizione.

Anche Guglielmo Carra concorda con Alessandro Rogora, ritenendo che  l’uso di materiali bio avrà un ruolo cruciale in futuro per permettere il passaggio all’economia circolare, il secondo filone fondamentale che sorpassa l’idea originaria di sostenibilità. “L’economia circolare non è esclusivamente bioarchitettura; la bioarchitettura è, invece, una parte dell’uso di materiali biologici. L’opportunità di sfruttare i materiali biologici oltre il ciclo di fine vita, indubbiamente, è un fattore chiave di questo modello economico. È un concetto abbastanza nuovo in edilizia, non lo è in tanti altri settori, come l’automotive nel quale si è affacciato già dagli anni ’60. Mi auguro che l’economia circolare sarà il futuro dell’edilizia in generale”, conclude Carra.  

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