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Bioarchitettura, una via verso l’economia circolare Parlano Alessandro Rogora, architetto e Professore ordinario di Tecnologia dell’Architettura presso il Politecnico di Milano, e Guglielmo Carra, Senior Engineer alla guida del team di Consulenza dei Materiali di ARUP

Un terzo progetto, ‘Mushroom Tower’,  riguarda la sperimentazione dell’uso dei funghi in edilizia. “Ad oggi, in molti casi, i prodotti di origine naturale – escludendo il legno che può essere utilizzato per usi strutturali – sia i biocompositi, sia i funghi non hanno applicazioni strutturali. Dopo questa esperienza, abbiamo individuato degli aspetti migliorabili in termini di circolarità, concetto introdotto dalla Fondazione Ellen McArthur nel 2014 al World Economic Forum. Tale concetto fa progredire un po’ l’applicazione dell’ecosostenibilità in edilizia perché inserisce non solo la sostenibilità ambientale, ma anche quella economica, sociale e tecnica delle soluzioni”, spiega Guglielmo Carra.  La domanda che i progettisti si sono posti è stata la seguente: come possiamo migliorare quanto finora fatto in questi progetti per rendere i prodotti in edilizia ancora più circolari e per trasferire la conoscenza acquisita nella possibilità di utilizzare risorse naturali per risolvere problemi concreti come quello dei rifiuti naturali? Gli stessi hanno sviluppato la consapevolezza del superamento dell’adozione di processi di estrazione di materiali e minerali per la creazione di un materiale che è poi processato e reso più complesso con consumo di energie e di risorse, ma il mero utilizzo delle risorse di per sé rinnovabili (ad es. scarti di piante e di alberi facilmente reperibili in agricoltura) per creare dei circoli chiusi all’interno dei quali il materiale processato è poi utilizzato, e potenzialmente riprocessato, e reimmesso nel ciclo naturale.

La popolazione italiana è sensibile ad accogliere le nuove frontiere della bioedilizia, secondo Carra e Rogora.  Difatti, si registra un’attenzione crescente verso il benessere e ciò che è legato alla parola bio’: la gente cura il proprio spirito e fisico, sta più attenta a quello che mangia. In generale, è un sentimento che permea il nostro tempo sempre di più. “La casa viene percepita come un luogo che dev’essere curato. L’idea che prima si costruisse con le tecnologie più avanzate e aver poi scoperto che l’eternit, l’emissione di gas, la formaldeide, ecc. arrecassero dei danni alla salute ha portato la gente a considerare sempre più una progettazione attenta e rispettosa dell’ambiente. Lentamente, la trasformazione sta accadendo. C’è interesse nelle associazioni edili, perché ci si rende conto come il mercato stia cambiando all’estero e  in Europa. In Italia, nazione che affonda le proprie radici nell’opus incertum romano e ha costruito il mondo antico con i mattoni e con l’argilla, sta avvenendo una trasformazione. L’Italia e la Francia sono i grandi utilizzatori, assieme ai Paesi mediterranei, del cemento; ma lentamente ci si sta avviando all’impiego di altri materiali in maniera complementare o sostitutiva. Pertanto, sta accadendo il cambiamento verso l’ecosostenibilità in architettura”, analizza Alessandro Rogora.

credits: Colt_Arup_SCC6

Dello stesso parere è Guglielmo Carra, il quale precisa che un ruolo importante è stato rivestito dall’introduzione dei vari regolamenti riguardanti i nuovi affitti e le costruzioni in vendita, grazie all’imposizione del rilascio della certificazione energetica degli edifici. “C’è sempre un connubio importante tra quanto viene stabilito a livello normativo”, dichiara Carra, “e la misura in cui il concetto stesso riesce a permeare la società. Per quanto concerne la bioarchitettura, step importanti sono ancora da compiere. Soltanto in alcune parti, come il Trentino, esiste una maggiore attenzione all’uso in edilizia dei materiali naturali (ad es. il legno); in altre zone, dove la spinta a livello di governance è meno forte, credo che ci sia ancora da fare”.

Quali sono le città italiane ed europee maggiormente sensibili alla bioarchitettura? Tutte le città delle regioni dell’arco alpino sono più vicine all’utilizzo dei materiali lignei e, quindi, incontrano una maggiore facilità nel superamento del tradizionale scetticismo nell’utilizzo di materiale bio. “Conosco alcune aziende che hanno nel Nord Italia il principale bacino di utenti e di utilizzatori proprio per questa affinità culturale rispetto all’uso di questi materiali. Quando parliamo di bioarchitettura non ci riferiamo esclusivamente alle piante o al materiale biologico di per sé, ma anche all’uso di materiali naturali quali la pietra, che è propria dell’architettura vernacolare di alcune regioni del Sud Italia, come ad esempio la Puglia con la presenza dei trulli. Nel Nord Italia, di contro, l’architettura vernacolare è molto vicina alla bioarchitettura. Riguardo all’Europa, riscontriamo molti esempi di bioarchitettura in città come Berlino, Stoccarda, Amburgo, Monaco. In generale, per quanto riguarda l’applicazione di un’architettura più sostenibile, i Paesi del Nord Europa sono da sempre i più aperti in tal senso: Scandinavia, Norvegia, Finlandia”, specifica Carra.

In Italia il mercato della bioedilizia non è completamente decollato e ci sono ancora degli importanti passaggi da fare. In altri Paesi europei come la Germania, c’è una maggiore sensibilità alla bioarchitettura e alla bioedilizia. Gugliemo Carra rivela che esistono delle potenziali leve per introdurre in maniera graduale il concetto della bioarchitettura in edilizia. A suo parere, per spingere l’utilizzo di materiali naturali e superare lo scetticismo da parte del cittadino, si può parlare di isolamento naturale all’interno dell’abitazione.  “Introducendo il materiale bio in edilizia si produce un beneficio tangibile all’interno dell’edificio. Dal punto di vista tecnologico e tecnico, i materiali bio hanno un forte valore aggiunto e prestazioni termiche migliori rispetto alla lana di roccia, di vetro o ad altri materiali, normalmente presenti sul mercato”, ci spiega.  

I materiali naturali che guideranno la rivoluzione della bioedilizia in Italia in futuro sono tanti e, soprattutto, tante funzioni potranno essere assolte dai materiali naturali: l’isolamento e tutto quanto concerne il clepting (il rivestimento interno, come pavimenti, pareti e moquette), gli isolamenti interni per l’acustica, così come gli elementi di arredo. Carra afferma che “molteplici saranno i materiali che potranno assolvere a queste funzioni, basti pensare alla canapa, alla juta e alle fibre naturali utilizzate per creare isolamenti. A me piace pensare che il concetto fondante dell’ ‘Urban Bio-Loop’ diventerà sempre più una realtà. E ci sono ragioni valide per dirlo: realtà come Ecor già oggi entrano in contatto con aziende del settore agroalimentare per utilizzare i propri scarti al fine di utilizzarli nei prodotti dell’architettura”.

credits: Colt_Arup_SCC5

Quindi, egli auspica che i materiali derivanti dal processing di scarti dell’agricoltura e della progettazione presente all’interno delle città accresceranno il loro impiego all’interno dei nostri edifici. “Tipicamente, questi rifiuti hanno delle filiere che, pian piano, si stanno consolidando sicchè sono quelli del biogas, della biomassa, ecc.”, dichiara Guglielmo Carra. ” La nostra proposta è che ci possa essere un’aggiunta a questi modelli di sfruttamento dei rifiuti biologici e organici in generale affinchè una parte possa essere sfruttata nell’industria delle costruzioni. Pertanto, se da un lato si stanno consolidando una serie di aziende nell’ambito delle biomasse e del biogas, questo tipo di processo non sta avvenendo per aziende che possono lavorare gli scarti naturali per la produzione di elementi architettonici ad eccezione dei pochi casi su menzionati”. Carra sottolinea che  dovranno essere intrapresi dei processi decisionali per consentire, attraverso meccanismi incentivanti e regolamenti riguardanti l’utilizzo di prodotti naturali e bio, la creazione di una filiera che si consolidi nel tempo e sviluppi modelli di business adeguati allo sfruttamento delle risorse naturali da impiegare come prodotti per l’architettura e l’edilizia.

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