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A Bologna un mondo di canapa: Indica Sativa Trade 2018 ‘La new canapa economy’ in vetrina a Bologna; business trainato dalla cannabis light

Il business della canapa, ovvero prodotti alimentari e non a base di canapa  -olio, farine, cosmetici, materiali per bioplastica e bioarchitettura, ecc….- e quello della cannabis light sono prepotentemente in crescita.

L’Italia sta attraversando una fase diboom’, e a Casalecchio di Reno, vicino Bologna, da oggi, 18 maggio, fino al 20 Indica Sativa Trade 2018, la fiera internazionale dedicata al mondo della canapa, arrivata alla sua sesta edizione, che si terrà all’Unipol Arena, con un nutrito programma, che abbina l’esposizione dei prodotti a una serie di convegni e dibattiti sul tema, sarà l’occasione per fare il punto su come cogliere al meglio le opportunità di questo boom e stabilizzarlo in una strutturata economia capace di mettere a frutto le possibilità offerte dal mercato nazionale, tenendo bene d’occhio quanto succede nel resto del mondo. E nel resto del mondo molto sta accadendo.

Sono previsti 15.000 visitatori in tre giorni che visiteranno i 150 stand di aziende provenienti da tutto il mondo; attenzione particolare sarà riservata alle innovazioni. Main sponsor Easy Joint, che l’anno scorso proprio a questa fiera ha presentato il primo prodotto italiano a base di cannabis light, gli altri sponsor sono AssoCanapa (una delle organizzazioni storiche dei coltivatori di canapa) e gli olandesi di The Bulldog. Secondo gli osservatori del settore, proprio Easy Joint ha trainato il mercato nell’ultimo anno generando l’ondata di cannabis light che si è imposta all’attenzione nazionale.

Come detto, il resto del mondo si sta muovendo, e come! MarketDesk.us ha pubblicato un nuovo rapporto di ricerca che fornisce un’analisi approfondita dell’ambito del mercato attuale e futuro e una panoramica delle specifiche del prodotto, della tecnologia, del tipo di prodotto e dell’analisi della produzione considerando i principali fattori quali entrate, costi, sul ‘mercato degli alimenti a base di canapa’,  dal quale si ricava la grande crescita che il mercato della canapa avrà da qui al 2023.
Gli Stati Uniti, che sulla produzione della canapa hanno avuto fortissime restrizioni, si stanno muovendo per abbattere le barriere che bloccano la coltivazione e la vendita. Greenwave Advisors ritiene che le vendite CBD, ovvero cannabidiolo, cannabis light, cresceranno: gli  Stati Uniti da soli supereranno $ 2.1 miliardi entro i prossimi due anni. Uno dei fattori che influenzano il successo del CBD e della crescita della domanda è l’ampia varietà di modi in cui può essere utilizzato nei diversi prodotti, dai cosmetici ai prodotti alimentari /fino agli integratori. Il successo del settore e la conseguente domanda in tutta la Nazione americana per più prodotti sanitari basati sulla CBD hanno contribuito a dare vita a una nuova industria parallela al più ampio mercato della cannabis. Inoltre, il mercato sta diventando sempre più globale, le aziende americane produttrici stanno vedendo stanno crescendo in termini di esportazione nei Paesi dove la sostanza è stata recentemente legalizzata. Il mercato americano, sia dei coltivatori che delle aziende di lavorazione e commercializzazione è in fortissimo fermento.

La Cina, leader nella produzione con oltre 70.000 ettari coltivati e una specifica università dedicata alla ricerca sulla cannabis, è tallonata sempre più da vicino dall’India, che sta individuando nella canapa una produzione da spingere per aiutare i contadini a superare la povertà di reddito che oramai è strutturale.

L’Italia, indubbiamente, basta guardare quanto sta accadendo in questi tre giorni alle porte di Bologna, si sta muovendo. La canapa sta diventando un prodotto sempre più attraente per le imprese agricole dello stivale. Negli ultimi tre anni si è registrato un aumento del 200% dei terreni coltivati dovuto al fatto che è una materia sempre più utilizzata: lo scorso anno in Italia si contavano circa 3mila ettari di terreno coltivati a canapa, secondo i dati Coldiretti, e 286 canapai e grow shop (nel 2003 erano 130), si è passati dai 400 ettari coltivati a canapa nel 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018 nelle campagne dove si moltiplicano le esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, biscotti, cosmetici e ai  blocchi di canapa e calce per il settore delle costruzioni. E’ quella che Coldiretti ha definito come ‘la new canapa economy

Pianta versatile, la canapa, riscoperta dall’agricoltura italiana che, grazie alle nuove tecnologie, entra in tanti modi diversi nella vita quotidiana della famiglie. Secondo le stime Coldiretti sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative.
Poco o nulla rispetto ai 90mila ettari del 1940, quando l’Italia era il secondo produttore mondiale dopo la Russia, prima che la campagna internazionale contro gli stupefacenti demonizzasse questa preziosa pianta.

Al momento, il fronte più appetitoso dal punto di vista economico per l’Italia è quello della cannabis light. Una opportunità, secondo Coldiretti, che potrebbe generare un giro di affari di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto sperimentale di filiera italiana al 100 per cento che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica.
Secondo studi europei, la cannabis light potrebbe valere in Italia 44 milioni di euro all’anno, solo a considerare ‘un fatturato minimo’, generando almeno un migliaio di posti di lavoro fissi, tra grow shop e filiera produttiva , numeri, che si raggiungerebbero se in Italia ci fosse una legislazione ad hoc. Occasione ghiotta anche per lo Stato che, regolamentando il settore, metterebbe in cassa almeno 6 milioni di euro l’anno in più.

Un primo passo è stato fatto con la recente legge approvata in materia di cannabis, passo che potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse autorizzare l’estensione della produzione nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura. La campagna italiana, sostiene Coldiretti, può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta.

Cannabis light: la nuova scommessa’ è il titolo di uno degli incontri in programma a Indica Sativa Trade 2018, e certamente per migliaia di agricoltori italiani potrebbe essere la speranza di una nuova frontiera di reddito attraverso una produzione finalmente sostenibile.

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